L’Opera delle Cucine Economiche Popolari (d’ora in avanti riportate anche con l’abbreviazione CEP) è nata a Padova nel 1882 per iniziativa della Signora Stefania Ezterodt Omboni.

In quell’anno, il 17 settembre, una grande alluvione, definita dall’opinione pubblica il diluvio universale, aveva provocato miseria e fame soprattutto tra la povera gente.

La situazione in cui versava Padova era critica, sia a causa dell’alluvione, sia a causa dell’imminente inverno, e molte donne si rendettero protagoniste di interventi assistenziali e filantropici per far fronte celermente alle necessità della popolazione.

Fra queste spiccò la figura di Stefania Etzerodt Omboni, il cui motto era “Amare, operare, sperare”; una donna decisa, attiva, libera pensatrice, desiderosa di venire in soccorso alle persone bisognose.

Stefania Omboni era di religione protestante e con una concezione profondamente spirituale ma allo stesso tempo fortemente laica dell’assistenza, ella cercò di trovare la soluzione migliore per poter venire incontro alle esigenze della gente povera e, grazie all’appoggio economico e fattivo di alcune sue amiche, fondò le prime Cucine Economiche Popolari in un misero locale vicino alla chiesa di San Daniele, distribuendo giornalmente dall’ottobre 1882 al 30 marzo 1883 un pasto a 500 poveri della città.

Era l’ottobre 1882, nascevano così le Cucine Economiche Popolari:

cucine, perché si cucinava;

economiche, perché si confezionava il cibo con grande economia;

popolari, perché destinate al popolo, alla classe sociale povera anzi, misera di allora.

Passato l’inverno, mentre si sperava che la buona stagione alleviasse la fame e la sofferenza, la Signora Omboni si accorse che la miseria era diffusa e strutturale tra la popolazione padovana di fine Ottocento tanto ché la denutrizione era ancora causa di morte e malattie.

In quella primavera, nel maggio del 1883, giunse a Padova il Vescovo Giuseppe Callegari, uomo colto, di larghe vedute, benefico, coraggioso e considerato un precursore visto che in quei tempi le opere di carità della chiesa si preoccupavano più del piano dottrinale che delle problematiche economiche e sociali.

La Signora Omboni decise di andare a proporre al Vescovo Callegari di assumere l’attività delle CEP per dare continuità ad un servizio nato nella provvisorietà e nell’emergenza.

L’incontro fra i due avvenne nell’Episcopio di Padova nel maggio 1883 ed ebbe un esito positivo, giacché il vescovo le offrì il suo appoggio morale e materiale, mettendo a disposizione alcuni locali nelle adiacenze dell’Episcopio stesso, abbozzando statuto e programma. La Signora Omboni chiese inoltre al vescovo di assumerne la protezione e la presidenza; per questo fu deciso che “l’esercizio della cucina venisse condotto dalle Suore terziarie francescane elisabettine di Via San Giovanni da Verdara e che un comitato di sacerdoti, presieduto dal Vescovo, ne assumesse la direzione. Dal punto di vista economico l’esercizio era supportato dalle offerte dei cittadini, del Municipio, degli Istituti di Credito e dalla Chiesa Locale.

La cucina cominciò ad essere operativa nella sua sede principale nel novembre 1883, nella zona Borgomagno, in viale Codalunga, vicino alla Colonna di Massimiliano, ora asportata.

Nel 1886, continuando a funzionare la sede principale, si aprì ai margini meridionali dell’orto del Vescovo, vicino al magazzino Farmaceutico Cornelio, una succursale (nell’odierna Via Vandelli).

Le CEP entrarono nell’incondizionata stima della città a tal punto che, nella Prima Mostra Campionaria di Padova, nel 1895, vennero premiate con la Medaglia d’oro.

La Omboni rimase l’anima delle Cucine, facendo parte del consiglio direttivo, aperto ai laici a partire dal gennaio 1895. 

Ma nel maggio 1898 Stefania Omboni decise di presentare le proprie dimissioni irrevocabili per potersi dedicare totalmente ad un’altra opera caritatevole fatta sorgere da lei stessa, quella dell’Infanzia Abbandonata.

Nel 1900 la sede principale delle Cucine Economiche Popolari venne trasferita in Via Fra Paolo Sarpi, in un edificio più grande e più consono alla sempre maggiore affluenza di ospiti. La sede di viale Codalunga divenne un’altra sede succursale delle CEP.

Nel marzo del 1907, per assecondare le richieste degli operai della zona industriale di Porta Portello, venne aperta una nuova succursale chiusa pochi anni dopo alla scadenza del contratto di locazione. 

Nel 1914 la sede principale delle CEP da Via Fra Paolo Sarpi fu trasferita in Via Tommaseo, vicino alla stazione,  dove si trova attualmente.

A partire dal 1929 la presenza delle Suore terziarie francescane elisabettine divenne stabile: le suore che prima, sin dall’apertura delle varie sedi, si spostavano quotidianamente dalla Casa Madre di via S. Giovanni da Verdara per svolgere il loro servizio, d’ora in poi risiederanno stabilmente nell’edificio di via Tommaseo, costituendo una comunità religiosa che vive ed opera, garantendo un pranzo caldo ai poveri della città non più solo nei mesi invernali  ma per tutto l’anno (in precedenza le CEP erano aperte solo da ottobre a marzo).

Durante la Seconda Guerra Mondiale, grazie ai buoni rapporti tra le autorità preposte sul piano provinciale all’alimentazione e le istituzioni diocesane e tenendo conto che questa istituzione aveva a capo in ultima analisi il Vescovo di Padova, vennero fatte assegnazioni straordinarie di varie derrate alimentari. Man mano che i consumi crescevano anche queste assegnazioni venivano benevolmente ritoccate, tra l’altro non venne mai richiesta l’imposizione di ritirare dai fruitori della mensa i bollini della tessera alimentare che ognuno possedeva.

I pasti quotidiani arrivarono ad essere più di 3000 al giorno.

Il 16 dicembre 1943, il primo grande bombardamento di Padova che colpì particolarmente la zona della stazione di Padova (Borgomagno) ebbe ripercussioni molto gravi anche per l’edificio delle Cucine Economiche popolari di Via Tommaseo, a causa soprattutto dell’onda di pressione generata dalle esplosioni.

La comunità religiosa delle Suore terziarie francescane elisabettine, dovette lasciare l’edificio di Via Tommaseo divenuto loro residenza stabile dal 1929, trovando ospitalità in alcuni locali di Via Vescovado, messi a disposizione dal Vescovo. I locali erano adiacenti alla sede succursale delle CEP in Via Vandelli, cosicché le religiose poterono predisporre tutto il necessario per proseguire il servizio prestato ai poveri di quel tempo.

Subito dopo la fine della guerra l’edificio di Via Tommaseo fu ricostruito e riadattato per essere funzionale alle esigenze del tempo, furono infatti aggiunte due sale per poter sostare e consumare il pasto.

La mensa che fino a quel momento era aperta solo a pranzo, per disposizioni del Vescovo Carlo Agostini, venne aperta anche la sera affinché gli studenti universitari potessero trovare “un comodo luogo di serale convegno”.

Con lo sviluppo economico degli anni Cinquanta e Sessanta e con la creazione progressiva di mense annesse alle aziende e agli atenei universitari, le CEP videro gradualmente cambiare la quantità e la qualità delle tipologie di persone fruenti del servizio mensa.

Dagli anni Settanta del Novecento in poi le CEP sono diventate la mensa dei poveri, delle persone nullatenenti, dei senza fissa dimora, delle persone dimesse dagli ospedali psichiatrici, degli anziani soli, delle persone rilasciate dal carcere, dei tossicodipendenti ed etilisti, dei nomadi, degli zingari, delle prostitute, delle persone immigrate in cerca della prima occupazione o con occupazione saltuaria, degli immigrati senza permesso di permanenza.

Negli anni Ottanta del Novecento emerse l’esigenza di fornire agli ospiti delle CEP altri servizi oltre alla mensa. Furono avviati così i seguenti servizi: un centro d’ascolto e di prima accoglienza diurna, il servizio docce, la distribuzione del vestiario, il segretariato sociale, il fermo posta e l’assistenza medica.

Nel 1991 le Cucine Economiche Popolari di Via Tommaseo vengono ristrutturate ed ampliate e gli spazi riorganizzati con la finalità di far fronte ai bisogni primari delle persone senza fissa dimora e delle persone in difficoltà. Cosicché se fino agli anni Ottanta del Novecento questi servizi venivano erogati nell’emergenza e nella precarietà d’ora in avanti sarebbero stati strutturati e coordinati.

Negli anni Novanta la direttrice delle CEP, suor Lia Francesca Gianesello, ebbe l’intuizione di coinvolgere le Parrocchie di Padova per far sì che gli ospiti che frequentano le cucine economiche popolari durante la settimana avessero la possibilità di pranzare in una parrocchia e di poter relazionarsi nel contesto di una comunità parrocchiale.

All’inizio il numero di parrocchie che aderì a questa iniziativa era esiguo, oggi sono più di quaranta parrocchie che danno la propria disponibilità ad accogliere gli ospiti delle CEP.

Nel settembre del 2018 è stata chiusa la comunità delle Suore terziarie francescane elisabettine allo scopo di realizzare dei lavori di ristrutturazione negli spazi destinati alla residenza della comunità religiosa. Durante questo periodo le religiose continuano a prestare la loro opera alle Cucine Economiche Popolari garantendo la continuità dell’erogazione dei vari servizi.

I lavori hanno coinvolto anche alcune parti della struttura destinata all’erogazione dei servizi.

Una volta terminati i lavori di ristrutturazione la comunità religiosa delle Suore terziarie francescane elisabettine verrà riaperta.

Nel 2019 la gestione delle cucine economiche popolari e stata trasferita dalla Diocesi di Padova alla Fondazione Nervo Pasini.

La Fondazione Nervo Pasini è stata istituita attraverso un decreto vescovile come pia fondazione autonoma con personalità giuridica nel 2017 ed ha ottenuto riconoscimento civile nel 2018 diventando, dal punto di vista dell’ordinamento giuridico dello Stato italiano  una Fondazione di partecipazione.

Stefania Etzerodt Omboni nasce a Londra nel 1839 da padre tedesco e madre inglese, vive durante la sua giovinezza in Belgio e in Russia, dove riceve un’istruzione raffinata e liberale, fino al momento di venire a studiare a Padova, dove incontra e sposa il prof. Giovanni Omboni, docente di geologia e mineralogia presso l’università patavina. Muore a Padova nel 1917.