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	<title>Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</title>
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	<description>Viviamo la comunità sociale</description>
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	<title>Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</title>
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		<title>Bilancio Sociale 2025 e passaggio delle Cep ad Ausa: una serata per guardare al presente e al futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 09:27:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In rilievo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovedì 18 giugno alle ore 20:30, negli spazi delle Cucine Economiche Popolari di via Tommaseo 12, si terrà una serata aperta alla cittadinanza dedicata alla presentazione del Bilancio Sociale 2025 e al percorso che porterà le Cep a entrare nell’Associazione Universale Sant’Antonio (Ausa). L’incontro nasce dal desiderio di condividere non soltanto dati e attività realizzate [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Giovedì <strong>18 giugno alle ore 20:30</strong>, negli spazi <strong>delle Cucine Economiche Popolari di via Tommaseo 12</strong>, si terrà una serata aperta alla cittadinanza dedicata alla presentazione del <strong>Bilancio Sociale 2025 </strong>e al percorso che porterà le Cep a entrare nell’Associazione Universale Sant’Antonio (Ausa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro nasce dal desiderio di condividere non soltanto dati e attività realizzate nell’ultimo anno, ma anche alcune riflessioni sul percorso che le Cucine Economiche Popolari stanno vivendo oggi, tra continuità, trasformazioni e prospettive future.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima parte della serata sarà dedicata al Bilancio Sociale 2025, uno strumento che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più importante nel raccontare il lavoro delle Cep. Accanto ai numeri relativi ai servizi, alle persone incontrate e alle attività realizzate, presentati dal referente della comunicazione <strong>Luca Marabese</strong>, il documento prova infatti a offrire anche una lettura più ampia dei cambiamenti sociali che attraversano il territorio e delle forme di povertà che oggi si presentano con crescente complessità. Il Bilancio offrirà inoltre lo spunto per una riflessione, affidata a <strong>suor Albina Zandonà</strong>, sul significato dei dati stessi e sulle domande che essi pongono a chi ogni giorno opera nell’ambito dell’accoglienza e della prossimità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda parte della serata vedrà invece gli interventi di <strong>don Luca Facco</strong>, presidente della Fondazione Nervo Pasini, e di <strong>don Livio Tonello</strong>, presidente di Ausa, che presenteranno il percorso che porterà le Cep a entrare nell’Associazione Universale Sant’Antonio. Sarà l’occasione per condividere il senso di questo percorso, le motivazioni che lo accompagnano e alcune riflessioni sul futuro delle Cucine Economiche Popolari all’interno di questa nuova prospettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La serata si concluderà con uno spazio dedicato alle domande e con un momento conviviale aperto ai partecipanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ingresso è libero e aperto a tutti. Per motivi organizzativi chiediamo gentilmente di confermare la presenza compilando il seguente form: <a href="https://forms.gle/EmeHizhbBsE7AsYP7">https://forms.gle/EmeHizhbBsE7AsYP7</a></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260618_locandina-724x1024.png" alt="" class="wp-image-10166" style="aspect-ratio:0.7070000368229186;width:490px;height:auto" srcset="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260618_locandina-724x1024.png 724w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260618_locandina-212x300.png 212w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260618_locandina-768x1086.png 768w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260618_locandina-1086x1536.png 1086w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260618_locandina-600x849.png 600w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260618_locandina.png 1414w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>Dona la spesa: sabato 16 maggio alla Coop di via della Pace</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/dona-la-spesa-sabato-16-maggio-alla-coop-di-via-della-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 07:24:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono gesti quotidiani che, nel momento in cui vengono condivisi, cambiano significato. Fare la spesa è uno di questi. Diventa qualcosa di più quando accanto ai propri acquisti si aggiunge un pensiero per chi vive una situazione di difficoltà. Sabato 16 maggio torna “Dona la Spesa”, l’iniziativa promossa da Coop Alleanza 3.0 che coinvolge [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ci sono gesti quotidiani che, nel momento in cui vengono condivisi, cambiano significato. Fare la spesa è uno di questi. Diventa qualcosa di più quando accanto ai propri acquisti si aggiunge un pensiero per chi vive una situazione di difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sabato 16 maggio</strong> torna “Dona la Spesa”, l’iniziativa promossa da Coop Alleanza 3.0 che coinvolge i punti vendita e le realtà del territorio in una giornata di raccolta alimentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Cucine Economiche Popolari saranno presenti presso il punto vendita<strong> Coop di via della Pace</strong>, in zona stazione. Dalle 8.30 alle 19.30 i volontari accoglieranno i clienti e spiegheranno come partecipare: dopo aver fatto la spesa, sarà possibile consegnare direttamente i prodotti acquistati, che verranno raccolti e destinati ai magazzini delle Cep.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo è semplice, ma il valore è concreto. I prodotti raccolti entrano immediatamente nella vita quotidiana delle Cucine e contribuiscono a sostenere i servizi che ogni giorno vengono garantiti. Riso, olio, alimenti a lunga conservazione, ma anche articoli per l’igiene personale come <strong>shampoo, spazzolini, dentifrici e rasoi</strong> rappresentano un aiuto prezioso, perché rispondono a bisogni reali e quotidiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una giornata come questa si crea qualcosa che va oltre la raccolta di beni. Si costruisce una relazione tra chi dona, chi raccoglie e chi, attraverso quei prodotti, trova un sostegno concreto. Ogni gesto entra in una rete più ampia, fatta di attenzione, responsabilità e partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Dona la Spesa” nasce proprio con questo obiettivo: mettere in relazione il punto vendita con il territorio e rendere possibile una forma di solidarietà accessibile a tutti, a partire da un gesto semplice e quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi aspettiamo sabato 16 maggio, dalle 8.30 alle 19.30, alla Coop di via della Pace.<br>Ogni prodotto donato contribuisce a sostenere il lavoro delle Cucine e diventa parte di un impegno condiviso.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="724" height="1024" src="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260516_dona-volantino-724x1024.png" alt="" class="wp-image-10146" style="width:470px;height:auto" srcset="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260516_dona-volantino-724x1024.png 724w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260516_dona-volantino-212x300.png 212w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260516_dona-volantino-768x1086.png 768w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260516_dona-volantino-1086x1536.png 1086w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260516_dona-volantino-600x849.png 600w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/05/260516_dona-volantino.png 1414w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>Imparare dove le cose accadono davvero: i tirocini universitari alle Cep</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/imparare-dove-le-cose-accadono-davvero-i-tirocini-universitari-alle-cep/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 12:05:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno molti studenti universitari sono chiamati a scegliere dove svolgere il proprio tirocinio. In teoria le possibilità sono numerose, ma nella pratica non tutte offrono lo stesso tipo di esperienza. Alcuni percorsi permettono di osservare, altri di applicare competenze già acquisite, altri ancora di entrare in contatto con contesti nuovi. Più raramente capita di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ogni anno molti studenti universitari sono chiamati a scegliere dove svolgere il proprio tirocinio. In teoria le possibilità sono numerose, ma nella pratica non tutte offrono lo stesso tipo di esperienza. Alcuni percorsi permettono di osservare, altri di applicare competenze già acquisite, altri ancora di entrare in contatto con contesti nuovi. Più raramente capita di trovare luoghi in cui l’apprendimento nasce dentro situazioni reali, complesse, difficili da semplificare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I tirocini alle Cucine Economiche Popolari si collocano dentro questa terza categoria. Esistono da tempo, grazie a una convenzione attiva con l’Università di Padova, e negli ultimi anni hanno coinvolto studenti provenienti da ambiti diversi: medicina, economia, scienze sociali&#8230; <strong>Solo nei primi mesi del 2026 sono già 9 gli studenti che hanno scelto di svolgere qui il proprio tirocinio.</strong> Eppure questa possibilità resta ancora poco conosciuta e raramente viene raccontata per ciò che realmente offre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto, infatti, non riguarda soltanto la possibilità di svolgere un tirocinio, ma il tipo di apprendimento che questo contesto rende possibile.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Un contesto reale, non simulato</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel servizio sanitario delle CEP, così come negli altri ambiti di attività, gli studenti entrano in una realtà operativa quotidiana, in cui i bisogni delle persone si presentano nella loro interezza. Condizioni sanitarie, difficoltà sociali, percorsi migratori, fragilità economiche e relazionali si intrecciano continuamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studenti si trovano a confrontarsi con situazioni in cui le variabili sono molteplici e spesso interdipendenti. La relazione con i pazienti, ad esempio, è attraversata da barriere linguistiche, difficoltà di accesso ai servizi, discontinuità nei percorsi di cura, condizioni di vita che incidono direttamente sulla possibilità di seguire una terapia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di esperienza ha un valore specifico perché le conoscenze teoriche trovano applicazione, e vengono continuamente rimesse in gioco. Le situazioni richiedono di osservare, interpretare, adattarsi. È in questo passaggio che il tirocinio cambia natura: da spazio di applicazione diventa spazio di apprendimento.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Competenze che si costruiscono per necessità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In molti contesti formativi le cosiddette competenze trasversali vengono presentate come un obiettivo da raggiungere. Alle CEP emergono come una necessità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle risposte dei tirocinanti ricorre con grande frequenza un elemento: la centralità dell’ascolto come strumento concreto per comprendere situazioni complesse e costruire una relazione efficace. Accanto all’ascolto emerge la capacità di comunicare in modo chiaro, di adattarsi a interlocutori diversi, di gestire situazioni impreviste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste competenze prendono forma nel confronto diretto con la realtà. La presenza di barriere linguistiche, ad esempio, obbliga a trovare modalità alternative di comunicazione. La varietà delle storie personali richiede di uscire da schemi rigidi e di costruire ogni volta una relazione nuova.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un secondo elemento che emerge con forza riguarda la capacità di integrare dimensioni diverse. Gli studenti segnalano come l’esperienza permetta di tenere insieme aspetti clinici e sociali, sviluppando uno sguardo più ampio sulla persona. Questo tipo di integrazione rappresenta una competenza sempre più rilevante nei contesti professionali contemporanei, in cui i problemi difficilmente si presentano in forma isolata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un terzo elemento riguarda la gestione della complessità. Le situazioni incontrate richiedono di prendere decisioni in contesti non perfettamente definiti, con informazioni parziali e risorse limitate. In questo senso il tirocinio diventa uno spazio in cui allenare una forma di pensiero che va oltre la semplice applicazione di protocolli.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Un’esperienza che incide sul percorso professionale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni numerose ricerche hanno evidenziato il peso crescente delle competenze trasversali nei percorsi lavorativi. Il Future of Jobs Report del World Economic Forum, ad esempio, indica tra le competenze più richieste capacità come il pensiero critico, l’adattabilità, la comunicazione e la capacità di lavorare in contesti complessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste competenze trovano difficilmente uno spazio strutturato nei percorsi accademici tradizionali, mentre emergono con maggiore forza in esperienze che mettono le persone a contatto diretto con situazioni reali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, un tirocinio alle CEP offre qualcosa di specifico: contribuisce a costruire un modo di stare nelle situazioni professionali. La capacità di ascoltare, di comprendere contesti complessi, di adattarsi e di costruire relazioni efficaci diventa parte integrante del proprio percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti studenti, nelle loro restituzioni, sottolineano che l’esperienza ha inciso soprattutto sul modo di guardare il proprio futuro professionale. Alcuni parlano di una maggiore consapevolezza, altri della scoperta di ambiti di interesse che non avevano considerato in precedenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tipo di apprendimento ha la caratteristica particolare di restare nel tempo. Le competenze tecniche si aggiornano, si trasformano e si specializzano; la capacità di stare dentro relazioni complesse e di leggere le situazioni mantiene invece una continuità che attraversa diversi contesti lavorativi.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Una possibilità aperta</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I tirocini alle Cucine Economiche Popolari rappresentano quindi una possibilità concreta per chi desidera affiancare al proprio percorso accademico un’esperienza capace di mettere alla prova, in modo diretto, competenze e capacità personali. Si tratta di un’esperienza in un contesto in cui l’apprendimento nasce dall’incontro con la realtà, con le sue complessità e le sue domande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un tempo in cui la formazione universitaria è sempre più chiamata a confrontarsi con contesti concreti, esperienze di questo tipo assumono un valore crescente. I percorsi di tirocinio rappresentano oggi uno dei luoghi in cui il sapere accademico entra in dialogo con la vita reale, permettendo agli studenti di misurarsi con situazioni che difficilmente trovano spazio dentro l’aula.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro questa prospettiva, la collaborazione tra università e realtà del territorio diventa uno spazio di apprendimento reciproco. Gli studenti portano sguardi nuovi, domande, strumenti in formazione; i contesti che li accolgono offrono esperienze vive, in cui quei saperi possono essere messi alla prova e resi più aderenti alla complessità delle persone e delle comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi è interessato a intraprendere un percorso di tirocinio, le CEP rappresentano un luogo in cui questo incontro può accadere davvero.</p>
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		<title>Il musicista errante: la storia di Raly</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/il-musicista-errante-la-storia-di-raly/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 12:01:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Raly fa scorrere le dita sulla chitarra scordata che porta sempre con sé. Non ha un palco, non ha un pubblico fisso, ma ha la musica. E quella non gliela può togliere nessuno. È arrivato in Italia dal Mali con un sogno: suonare, vivere di quello che ama. A casa sua, la musica era tutto. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Raly fa scorrere le dita sulla chitarra scordata che porta sempre con sé. Non ha un palco, non ha un pubblico fisso, ma ha la musica. E quella non gliela può togliere nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È arrivato in Italia dal Mali con un sogno: suonare, vivere di quello che ama. A casa sua, la musica era tutto. Suonava nei locali della capitale, tra birre calde e fumo denso, sognando un giorno di incidere un disco. Ma poi la vita ha preso un’altra strada. &#8220;Pensavo che qui avrei trovato una possibilità,&#8221; dice. &#8220;Pensavo che la musica mi avrebbe salvato.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la musica, da sola, non paga un affitto, e senza documenti nessuno ti assume. Così ha dormito dove capitava: in un magazzino abbandonato, su un materasso nascosto sotto un ponte. Ha provato a suonare in strada, ma la polizia lo fermava di continuo. &#8220;Dove sono i tuoi documenti?&#8221; gli chiedevano. E lui non sapeva cosa rispondere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle Cucine Economiche Popolari ci è arrivato perché qualcuno gli ha detto che almeno lì non lo avrebbero cacciato. La prima volta si è seduto in un angolo, ha mangiato in silenzio, ha ascoltato. Poi, un giorno, ha tirato fuori la sua chitarra e ha iniziato a suonare. Le persone si sono girate, qualcuno ha sorriso. Un operatore si è avvicinato: &#8220;Hai mai pensato di fare un corso di musica?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Raly ha riso. &#8220;Io la musica la conosco già,&#8221; ha risposto. Ma quella frase ha acceso qualcosa dentro di lui. Forse non tutto era perduto. Forse, anche senza documenti, poteva ancora trovare un modo per essere visto, per essere ascoltato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora è in attesa di regolarizzare la sua posizione. Nel frattempo, ha iniziato a suonare nei centri culturali, nei piccoli eventi organizzati da associazioni locali. Non è ancora il futuro che sognava, ma è un inizio. &#8220;Un giorno, suonerò su un palco vero,&#8221; dice con un sorriso. &#8220;E quando succederà, canterò anche per quelli che, come me, stanno ancora cercando il loro posto nel mondo.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Parole, immagini e relazioni: la comunicazione che genera fiducia</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/parole-immagini-e-relazioni-la-comunicazione-che-genera-fiducia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 11:58:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi lavora in un’organizzazione sociale lo sperimenta con una certa chiarezza: il valore di ciò che si fa non è mai automaticamente visibile. Esiste davvero nel momento in cui qualcuno lo riconosce, lo comprende, lo sente vicino. In questo passaggio prende forma la comunicazione. I servizi, i progetti e le attività rappresentano il cuore dell’azione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi lavora in un’organizzazione sociale lo sperimenta con una certa chiarezza: il valore di ciò che si fa non è mai automaticamente visibile. Esiste davvero nel momento in cui qualcuno lo riconosce, lo comprende, lo sente vicino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo passaggio prende forma la comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I servizi, i progetti e le attività rappresentano il cuore dell’azione quotidiana, ma il modo in cui queste esperienze vengono raccontate determina la possibilità di costruire legami duraturi con la comunità. Comunicare significa rendere visibile ciò che accade, interpretarlo e restituirlo agli altri in una forma comprensibile e condivisibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione diventa così uno dei luoghi in cui si costruisce la fiducia. Senza fiducia non esiste partecipazione, non esiste volontariato, non esiste sostegno economico. Per un’organizzazione del terzo settore, comunicare significa abitare questo spazio: creare le condizioni perché qualcuno possa riconoscere un valore e decidere di farne parte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche sul nonprofit management descrivono bene questo processo. La fiducia nasce dall’incontro tra tre elementi: trasparenza, coerenza e capacità narrativa. Non basta fare bene le cose; è necessario che ciò che accade diventi leggibile, riconoscibile, condivisibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso parole, immagini e relazioni rappresentano molto più che strumenti: sono il modo in cui un’organizzazione si espone e si rende accessibile.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Linguaggi, canali e comunità di riferimento</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni comunicazione prende forma dentro una relazione concreta. Il linguaggio con cui ci si rivolge a un volontario, a un donatore o a un’istituzione pubblica cambia perché cambiano le attese, le motivazioni e il tipo di legame che si intende costruire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le organizzazioni del terzo settore operano oggi in un ecosistema comunicativo articolato. Ai canali tradizionali – incontri pubblici, eventi, pubblicazioni – si affiancano strumenti digitali sempre più diffusi: siti web, newsletter, social media, piattaforme di raccolta fondi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo scenario richiede una strategia multicanale, ma soprattutto richiede una scelta: decidere che cosa si vuole rendere visibile e in quale modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Nonprofit Communication Trends Report 2024 evidenzia come le organizzazioni che integrano più canali riescano a mantenere nel tempo un livello di coinvolgimento più alto e stabile. Tuttavia, il dato più interessante riguarda la coerenza: le realtà che riescono a costruire un filo narrativo riconoscibile risultano più credibili e più capaci di generare relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicare, quindi, non significa esserci ovunque, ma essere riconoscibili da qualcuno.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Il valore della narrazione autentica</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore della comunicazione sociale sta nella narrazione autentica. Raccontare ciò che accade all’interno di un’organizzazione significa restituire alla comunità la complessità di esperienze, incontri e trasformazioni che attraversano la vita quotidiana dei servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una narrazione autentica non si limita a presentare risultati o obiettivi raggiunti. Tiene insieme ciò che funziona e le domande aperte, le fatiche e le possibilità. È proprio questa dimensione di verità a generare empatia e fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche sulla comunicazione per l’impatto sociale confermano questa intuizione. Le storie concrete rappresentano uno degli strumenti più efficaci per coinvolgere le persone. Uno studio pubblicato sulla Stanford Social Innovation Review evidenzia che le narrazioni che includono dettagli reali, testimonianze dirette e riferimenti a esperienze vissute aumentano significativamente la propensione del pubblico a sostenere un’iniziativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le storie permettono di trasformare dati e attività in esperienze comprensibili. Dietro ogni progetto sociale ci sono persone, volti, percorsi di vita. Rendere visibili queste dimensioni significa riconoscere che il cambiamento sociale nasce sempre da relazioni concrete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio in questo passaggio che la comunicazione smette di essere un racconto e diventa uno spazio di incontro.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Comunicazione, partecipazione e sostenibilità</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione e fundraising appartengono allo stesso campo. Ogni richiesta di sostegno, ogni invito alla partecipazione prende forma dentro una relazione che nel tempo si è costruita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone sostengono un progetto nella misura in cui riconoscono una direzione e si sentono coinvolte in essa. La decisione di donare, di fare volontariato o di partecipare a un’iniziativa nasce da un percorso che attraversa diversi momenti: la conoscenza dell’organizzazione, la comprensione della sua missione, l’incontro con storie e testimonianze, la percezione di un impatto concreto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo gli strumenti di comunicazione – dai social media alle newsletter, dagli eventi pubblici ai report di attività – rappresentano spazi di relazione. Quando vengono utilizzati in modo coerente e continuativo, rendono visibile un lavoro che altrimenti resterebbe nascosto e permettono alla comunità di riconoscersi in ciò che accade.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso la comunicazione diventa una dimensione strategica della sostenibilità. Non come funzione accessoria, ma come parte integrante del modo in cui un’organizzazione esiste e si relaziona con il proprio contesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni parola, ogni immagine, ogni scelta comunicativa contribuisce a costruire un legame. È dentro questo legame che si genera fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E la fiducia, nel tempo, rende possibile tutto il resto.</p>



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<h3 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Fonti essenziali</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Network for Good, <em>Nonprofit Communication Trends Report</em>, 2024.<br>Stanford Social Innovation Review, <em>The Science of Storytelling for Social Impact</em>, 2023.<br>Breeze B., <em>Rethinking Fundraising</em>, Routledge, 2017.<br>Sargeant A., Shang J., <em>Fundraising Principles and Practice</em>, Jossey-Bass, 2017.</p>
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		<title>Se apri non scarti: cosa emerge dai laboratori nelle scuole</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/se-apri-non-scarti-cosa-emerge-dai-laboratori-nelle-scuole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 08:32:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un momento, alla fine di ogni laboratorio, in cui ai bambini viene chiesto che cosa si portano a casa dall’esperienza. Le loro parole vengono annotate su una lavagna, senza filtri, senza suggerimenti. Restano lì, una accanto all’altra, a comporre una restituzione collettiva. È da quelle parole che vale la pena partire, perché raccontano con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è un momento, alla fine di ogni laboratorio, in cui ai bambini viene chiesto che cosa si portano a casa dall’esperienza. Le loro parole vengono annotate su una lavagna, senza filtri, senza suggerimenti. Restano lì, una accanto all’altra, a comporre una restituzione collettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È da quelle parole che vale la pena partire, perché raccontano con immediatezza il senso del percorso che le Cucine Economiche Popolari hanno proposto anche nel 2026 nelle scuole primarie delle province di Padova e Rovigo, attraverso il laboratorio “Se Apri Non Scarti”.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Un laboratorio che parte dal fare</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Se Apri Non Scarti” è un laboratorio educativo che prende avvio da un’esperienza concreta: lavorare insieme sul cibo, a partire da ciò che normalmente viene considerato scarto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui nasce una prima intuizione: ciò che sembra poco può diventare qualcosa di nuovo. Ed è proprio da questa esperienza che si apre un passaggio più ampio, che accompagna i bambini dal cibo alle relazioni, dagli oggetti alle persone, dallo scarto materiale al valore di ciascuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra febbraio e aprile 2026 sono stati realizzati 30 laboratori, che hanno coinvolto complessivamente 40 classi e 649 alunni nelle scuole primarie di Padova e Rovigo. Il progetto si inserisce all’interno di un percorso triennale ormai consolidato, che ha permesso negli anni di costruire relazioni stabili con le scuole e di affinare progressivamente modalità e contenuti.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Come viene valutato il laboratorio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine di ogni incontro, agli insegnanti viene proposto un questionario di valutazione, che restituisce un quadro chiaro e coerente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La valutazione complessiva del laboratorio è molto positiva, con una prevalenza netta dei giudizi più alti. Anche l’esposizione e la conduzione dell’attività vengono apprezzate per chiarezza ed efficacia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un elemento particolarmente significativo riguarda l’utilità educativa percepita: tutti gli insegnanti riconoscono il valore del laboratorio per la crescita personale degli alunni. Molti sottolineano inoltre come l’esperienza continui anche dopo il laboratorio, attraverso discussioni in classe, collegamenti con altri percorsi e rielaborazioni condivise.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il livello di coerenza con i programmi scolastici risulta elevato: il laboratorio si inserisce con facilità nei percorsi di educazione civica, inclusione e rispetto reciproco. Infine, emerge con forza il desiderio di continuità, con la volontà, espressa dalla quasi totalità degli insegnanti, di riproporre l’esperienza ad altre classi.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Le parole dei bambini</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai dati raccolti attraverso i questionari, c’è un altro elemento che restituisce con grande forza il valore dell’esperienza: le parole dei bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur provenendo da classi e scuole diverse, le restituzioni finali mostrano una sorprendente coerenza. I bambini parlano di rispetto, inclusione, aiuto reciproco, attenzione agli altri, valore delle cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrivono frasi come: “Nessuno è scarto”, “Non lasciare mai da parte nessuno”, “Aiutare le persone in difficoltà”, “Non sprecare il cibo”, “Abbiamo tutti gli stessi diritti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che colpisce è il passaggio che avviene in modo spontaneo: dal tema dello scarto materiale a quello dello scarto sociale. Il laboratorio attiva una rielaborazione concreta: i bambini costruiscono collegamenti, danno senso a ciò che fanno, riconoscono valore nelle cose e nelle persone.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Un apprendimento che continua</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più significativi riguarda ciò che accade dopo l’esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli insegnanti raccontano che i bambini continuano a parlarne nei giorni successivi: riprendono i temi affrontati, li portano a casa, li condividono con le famiglie. Il laboratorio diventa così un punto di partenza, capace di generare attenzione e consapevolezza anche oltre il momento vissuto insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa continuità si traduce in piccoli cambiamenti: maggiore attenzione allo spreco, più sensibilità verso gli altri, maggiore disponibilità alla collaborazione. Si tratta di trasformazioni difficili da misurare in modo puntuale, ma chiaramente riconoscibili nei racconti e nelle osservazioni raccolte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il laboratorio rappresenta inoltre un’occasione concreta di incontro tra scuola e territorio. Attraverso questa esperienza, i bambini entrano in contatto con la realtà delle Cucine Economiche Popolari e scoprono un luogo che, pur non essendo parte della loro quotidianità, appartiene alla loro città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si crea così un collegamento tra ciò che si apprende a scuola e ciò che accade nella vita reale. Per le scuole, il laboratorio diventa uno strumento educativo concreto; per le Cucine Economiche Popolari, un modo per condividere uno sguardo maturato nell’incontro quotidiano con le persone.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per approfondire dati, risultati e metodologia del percorso, è possibile scaricare il report completo a questo link:</strong><br><a href="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2025/05/valutazione-attivita-2026-1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2025/05/valutazione-attivita-2026-1.pdf</a></p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2025/05/valutazione-attivita-2026-1.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di valutazione attività 2026."></object><a id="wp-block-file--media-402ddb68-c4d3-4d82-98a6-4d707372b3e6" href="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2025/05/valutazione-attivita-2026-1.pdf">valutazione attività 2026</a><a href="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2025/05/valutazione-attivita-2026-1.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-402ddb68-c4d3-4d82-98a6-4d707372b3e6">Download</a></div>
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		<title>Il labirinto della mente: la storia di Prince</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/il-labirinto-della-mente-la-storia-di-prince/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prince cammina per le strade parlando a bassa voce. A volte sussurra, altre volte discute animatamente con qualcuno che solo lui può vedere. Qualcuno si scansa, qualcuno ride, qualcuno lo guarda con diffidenza. Lui non se ne accorge nemmeno. Non è sempre stato così. C’era un tempo in cui aveva un lavoro, una casa in [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Prince cammina per le strade parlando a bassa voce. A volte sussurra, altre volte discute animatamente con qualcuno che solo lui può vedere. Qualcuno si scansa, qualcuno ride, qualcuno lo guarda con diffidenza. Lui non se ne accorge nemmeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è sempre stato così. C’era un tempo in cui aveva un lavoro, una casa in affitto, amici con cui bere una birra la sera. Muratore di professione, lavorava nei cantieri della città, senza mai mancare un turno. Ma poi la sua mente ha iniziato a giocargli brutti scherzi. All’inizio erano solo pensieri strani, sussurri lontani che sembravano innocui. Poi sono diventati voci, insistenti, invasive. Gli dicevano cosa fare, lo avvertivano di pericoli invisibili, lo costringevano a dubitare di tutto e di tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un po’ ha provato a ignorarle. Ha continuato a lavorare, a sorridere come se niente fosse. Ma dentro di lui cresceva qualcosa di oscuro, qualcosa che lo spingeva sempre più ai margini. Un giorno non si è presentato al lavoro. Il giorno dopo nemmeno. Dopo una settimana, il padrone di casa gli ha detto che doveva andarsene. E così è finito in strada, senza che nessuno se ne accorgesse davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle Cucine Economiche Popolari è arrivato per fame, senza sapere cosa fosse. Ha preso un vassoio, si è seduto in un angolo, ha mangiato veloce come se avesse paura che qualcuno gli portasse via il cibo. Per settimane è andata avanti così. Poi, un giorno, un operatore si è seduto accanto a lui. &#8220;Come stai, Prince?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lui ha alzato lo sguardo, sorpreso. Nessuno gli chiedeva più come stava da molto tempo. Non ha risposto subito. Non sapeva cosa dire. Ma da quel giorno ha iniziato a tornare non solo per il cibo, ma anche per quelle parole, per quello sguardo che sembrava vederlo davvero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il tempo, grazie al servizio di ascolto delle CEP, Prince è stato indirizzato a un medico. Ha iniziato a prendere farmaci, a farsi seguire da uno specialista. Non è stato facile. Ci sono stati giorni in cui non voleva più saperne, in cui le voci erano più forti della volontà di stare meglio. Ma ogni volta che spariva, c’era qualcuno alle CEP che si chiedeva dove fosse finito, che lo aspettava senza giudicarlo. Ora Prince ha ancora le sue battaglie da combattere. Non ha una casa, non ha un lavoro, ma ha qualcosa che non aveva più da tempo: la sensazione di non essere completamente perso. &#8220;Forse un giorno avrò di nuovo una stanza tutta mia,&#8221; dice. &#8220;Forse un giorno le voci saranno solo un ricordo lontano.&#8221; E mentre lo dice, per la prima volta, sembra quasi crederci davvero.</p>
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		<title>Quando il 5×1000 diventa qualcosa di concreto</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/quando-il-5x1000-diventa-qualcosa-di-concreto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In rilievo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno, nelle città, esistono luoghi che diventano punti di riferimento silenziosi per molte persone che attraversano momenti di fragilità. Spazi dove fermarsi, ritrovare un orientamento, incontrare qualcuno disposto ad ascoltare. Le Cucine Economiche Popolari di Padova sono uno di questi luoghi. Da oltre un secolo, in questo spazio quotidiano di incontro prende forma una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ogni giorno, nelle città, esistono luoghi che diventano punti di riferimento silenziosi per molte persone che attraversano momenti di fragilità. Spazi dove fermarsi, ritrovare un orientamento, incontrare qualcuno disposto ad ascoltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Cucine Economiche Popolari di Padova sono uno di questi luoghi. Da oltre un secolo, in questo spazio quotidiano di incontro prende forma una presenza stabile nella città, capace di accompagnare le persone nei passaggi più difficili della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui l’accoglienza prende forma attraverso gesti molto semplici: un pasto caldo condiviso a tavola, una doccia che permette di rimettersi in ordine, un vestito pulito, una visita medica quando l’accesso alle cure diventa difficile. Accanto a questi servizi cresce anche qualcosa di meno visibile ma altrettanto importante: relazioni, fiducia, la possibilità di ricominciare a guardare avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi frequenta le Cucine Economiche Popolari porta con sé storie diverse, spesso segnate da percorsi di vita complessi. C’è chi arriva dopo aver perso tutto e prova lentamente a rimettere insieme i pezzi della propria vita. “Pensavo fosse solo una mensa,” racconta una persona che oggi sta ricostruendo il proprio percorso. “In realtà è molto di più.” In molti casi il primo passo per ripartire nasce proprio da un incontro, da qualcuno che si ferma ad ascoltare e prova a capire di cosa c’è davvero bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il <strong>5×1000</strong> contribuisce a rendere possibile tutto questo. Si tratta di un gesto molto semplice: una firma nella dichiarazione dei redditi. Per chi la compie non comporta alcun costo, ma per realtà come le Cucine Economiche Popolari rappresenta un sostegno concreto che aiuta a mantenere attivi servizi essenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando qualcuno decide di destinare il proprio 5×1000 alle Cep, quella firma diventa qualcosa di reale. Diventa un pasto servito ogni giorno a chi attraversa un periodo difficile. Diventa una visita nell’ambulatorio medico per chi non riesce ad accedere al sistema sanitario nazionale. Diventa una doccia, un cambio d’abiti pulito, un luogo dove ricevere una lettera o semplicemente fermarsi qualche minuto a parlare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per molte persone questo luogo rappresenta un punto di riferimento nella quotidianità. “Qui almeno qualcuno mi chiede come sto,” racconta un uomo che da tempo vive una situazione di grande precarietà. In parole semplici, c’è il senso di ciò che accade ogni giorno alle Cucine Economiche Popolari: uno spazio in cui le persone tornano a sentirsi viste e riconosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo lavoro è possibile grazie all’impegno dei volontari, alla presenza degli operatori e al sostegno di una comunità più ampia che sceglie di prendersi cura di questo luogo. Il <strong>5×1000</strong> è uno dei modi attraverso cui questa comunità continua a sostenere le attività delle Cep, permettendo di mantenere vivi servizi che ogni giorno incontrano centinaia di persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Destinare il proprio <strong>5×1000 alle Cucine Economiche Popolari</strong> è molto semplice: basta firmare nel riquadro dedicato al sostegno degli enti del Terzo Settore e inserire il codice fiscale della Fondazione Nervo Pasini.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>Codice fiscale: 92295650284</strong></p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="wp-block-paragraph">È un gesto che richiede pochi secondi, ma che contribuisce a mantenere viva ogni giorno una rete di accoglienza fatta di servizi, relazioni e attenzione alle persone. Se desideri maggiori informazioni o vuoi ricevere un promemoria per la compilazione della dichiarazione dei redditi, puoi visitare la pagina dedicata sul nostro sito: <a href="https://fondazionenervopasini.it/5x1000/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://fondazionenervopasini.it/5&#215;1000/</a></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="360" src="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Copia-di-Piede-di-Pagina-1024x360.png" alt="" class="wp-image-10087" style="width:956px;height:auto" srcset="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Copia-di-Piede-di-Pagina-1024x360.png 1024w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Copia-di-Piede-di-Pagina-300x105.png 300w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Copia-di-Piede-di-Pagina-768x270.png 768w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Copia-di-Piede-di-Pagina-1536x540.png 1536w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Copia-di-Piede-di-Pagina-600x211.png 600w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Copia-di-Piede-di-Pagina.png 1779w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>La cura che si interrompe: comprendere le barriere comunicative attraverso l’esperienza delle Cep</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/la-cura-che-si-interrompe-comprendere-le-barriere-comunicative-attraverso-lesperienza-delle-cep/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni percorso sanitario, anche il più semplice, attraversa un territorio fragile: quello della comprensione. La cura non inizia con una diagnosi né con una prescrizione, ma con la possibilità che due persone – un professionista della salute e chi cerca aiuto – riescano a costruire un linguaggio comune. Le ricerche sulla medicina narrativa, sulla comunicazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ogni percorso sanitario, anche il più semplice, attraversa un territorio fragile: quello della comprensione. La cura non inizia con una diagnosi né con una prescrizione, ma con la possibilità che due persone – un professionista della salute e chi cerca aiuto – riescano a costruire un linguaggio comune. Le ricerche sulla medicina narrativa, sulla comunicazione clinica e sull’antropologia medica mostrano da tempo che la qualità della relazione incide sull’efficacia delle cure tanto quanto i protocolli terapeutici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arthur Kleinman, in un’opera ormai classica, ricorda che “la malattia non è mai solo ciò che accade al corpo, ma ciò che accade alla persona dentro un contesto culturale e sociale”. La distinzione tra <em>disease</em>, <em>illness</em> e <em>sickness</em> delinea un quadro complesso nel quale la comunicazione non è un accessorio, ma il vero terreno in cui la cura prende forma. Il sistema sanitario offre una lettura clinica, razionale, organizzata; la persona propone un’esperienza vissuta, densa di emozioni, simboli, aspettative familiari, forme di sapere non codificate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando questi mondi non si riconoscono, la cura perde continuità. Le barriere linguistiche, le differenze culturali, la diversa percezione del tempo o dell’autorità, la difficoltà a porre domande o a dichiarare un dubbio rendono fragile l’intero percorso. La letteratura sulla <em>health literacy</em> – oggi considerata dall’OMS e dall’OCSE uno dei principali determinanti di salute – dimostra che la capacità di comprendere il linguaggio dei servizi sanitari influisce sugli esiti clinici tanto quanto il reddito, l’istruzione o la stabilità lavorativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’espressione ricorre sempre più spesso nei documenti internazionali: <em>vulnerabilità comunicativa</em>. Indica tutte quelle condizioni – scarsa padronanza della lingua, bassa familiarità con il sistema, precarietà materiali, isolamento sociale – che rendono più difficile assumere decisioni informate e partecipare attivamente al proprio percorso di cura. È un concetto che parla in modo diretto anche a molte altre dimensioni della vita: l’accesso ai servizi sociali, l’orientamento nei diritti, la capacità di muoversi tra istituzioni diverse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, nel campo sanitario questa fragilità ha un peso particolare: determina la possibilità stessa di continuare una cura. Molti percorsi si interrompono non a causa della patologia, ma perché la persona smette di riconoscere quel percorso come proprio. Una distanza che nasce nelle parole.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Le fragilità comunicative che incontriamo alle Cep</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vita quotidiana delle Cucine Economiche Popolari, queste dinamiche assumono un volto molto concreto. Le Cep sono un osservatorio privilegiato delle traiettorie di salute più fragili. Qui arrivano persone con esami incompleti o non compresi, referti che nessuno ha spiegato davvero, appuntamenti fissati ma percepiti come irrilevanti, terapie iniziate e poi abbandonate perché non si capiva fino in fondo a cosa servissero. Spesso non è la mancanza di volontà a interrompere il percorso, ma la solitudine di fronte a un sistema complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti ospiti attraversano i servizi sanitari con una pluralità di modelli culturali che non sempre si incontrano con la logica istituzionale: rappresentazioni della malattia basate su cause spirituali, alimentari, climatiche o relazionali; aspettative differenti sul ruolo del medico; modi diversi di esprimere il dolore o di raccontare i sintomi; una concezione del tempo che non coincide con la rigidità degli appuntamenti. La letteratura antropologica – da Byron Good a Cecil Helman – mostra con lucidità quanto queste differenze plasmino il comportamento terapeutico, l’aderenza alle cure, il modo stesso di considerare la malattia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle Cep, questi elementi emergono ogni volta che si prova a ricostruire un percorso sanitario disordinato: quando si aiuta una persona a capire se un foglio sia un tampone o un esame del sangue; quando si deve interpretare un referto scritto in un linguaggio altamente tecnico; quando si accompagna qualcuno a fissare un nuovo appuntamento; quando si ascolta il racconto, spesso frammentario, di una serie di visite non concluse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una forma di mediazione informale che crea un ponte tra la vita quotidiana e il sistema sanitario. Quel ponte non è solo linguistico: è un ponte emotivo, culturale, relazionale. Permette alle persone di ritrovare un senso di orientamento dentro un percorso che era stato percepito come distante o minaccioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un lavoro che prende forma nei dettagli: nella scelta di parole semplici, nella spiegazione calma, nell’offerta di tempo; nella disponibilità a riformulare, ripetere, chiarire; nella capacità di leggere non solo i documenti, ma il contesto umano in cui quelle carte sono state prodotte. È un lavoro che spesso sostiene in modo decisivo la continuità delle cure.</p>



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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Verso una comprensione più ampia: la cura come diritto accessibile</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione sanitaria, la mediazione culturale e la salute pubblica convergono su un punto: la cura diventa possibile solo quando la persona riconosce il percorso come comprensibile, accessibile, rispettoso. La mediazione – nelle sue varie forme – è stata definita da studiosi come Luatti o Gavioli un “processo trasformativo”: non si limita a trasmettere parole, ma crea un terreno comune in cui la relazione può fiorire. È il luogo in cui la cura si fa reciprocità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle Cep, questa trasformazione avviene in modo discreto ma costante. Chi arriva qui ha spesso attraversato lunghi segmenti di vulnerabilità: lavoro precario, lentezza burocratica, barriere linguistiche, solitudine sociale, perdita di fiducia. Ritrovare qualcuno disposto ad ascoltare, a leggere insieme un documento, a spiegare un percorso, a sostenere un passaggio critico significa non solo facilitare l’accesso alla salute, ma restituire dignità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso, l’esperienza delle Cucine Economiche Popolari permette di intuire una verità spesso trascurata: la salute è un bene relazionale, una costruzione sociale che prende forma nell’incontro tra persone e istituzioni. La cura diventa reale quando diventa comprensibile; diventa efficace quando la persona si sente accompagnata; diventa equa quando il linguaggio delle istituzioni non resta un codice per pochi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Cep offrono ogni giorno un esempio di questa possibilità: trasformano la fragilità comunicativa in uno spazio di incontro, rendono attraversabile un percorso che sembrava chiuso, permettono alle persone di tornare ad abitare il proprio diritto alla salute. Non è un compito facile, ma è un compito essenziale. In quel gesto di ricomporre le parole – un modulo, una prescrizione, un referto – si apre un terreno nuovo, in cui molte cure interrotte trovano la forza di riprendere il cammino.</p>



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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Riferimenti essenziali</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Kleinman A., <em>The Illness Narratives. Suffering, Healing and the Human Condition</em>, Basic Books, 1988.</li>



<li>Good B., <em>Medicine, Rationality and Experience</em>, Cambridge University Press, 1994.</li>



<li>Helman C., <em>Culture, Health and Illness</em>, Routledge, 2007.</li>



<li>WHO, <em>Health Literacy and Health Behaviour</em>, vari rapporti.</li>



<li>OECD, <em>Health at a Glance</em>, vari rapporti.</li>



<li>Luatti L., <em>La mediazione culturale</em>, FrancoAngeli.</li>



<li>Gavioli L., studi sulla mediazione linguistica e culturale.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://fondazionenervopasini.it/la-cura-che-si-interrompe-comprendere-le-barriere-comunicative-attraverso-lesperienza-delle-cep/">La cura che si interrompe: comprendere le barriere comunicative attraverso l’esperienza delle Cep</a> proviene da <a href="https://fondazionenervopasini.it">Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</a>.</p>
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		<title>Leggere insieme la Dilexi te: un incontro con Alessandra Morelli</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/leggere-insieme-la-dilexi-te-un-incontro-con-alessandra-morelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:28:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Ogni volta che incontriamo una persona che vive una condizione di povertà siamo invitati a riconoscere qualcosa di essenziale della nostra comune umanità.»Dilexi te, Papa Leone XIV Mercoledì 15 aprile alle ore 20.30, presso le Cucine Economiche Popolari, si terrà una serata dedicata alla lettura e all’approfondimento della Dilexi te, l’esortazione apostolica pubblicata da Papa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://fondazionenervopasini.it/leggere-insieme-la-dilexi-te-un-incontro-con-alessandra-morelli/">Leggere insieme la Dilexi te: un incontro con Alessandra Morelli</a> proviene da <a href="https://fondazionenervopasini.it">Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</a>.</p>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>«Ogni volta che incontriamo una persona che vive una condizione di povertà siamo invitati a riconoscere qualcosa di essenziale della nostra comune umanità.»</em><br><em>Dilexi te</em>, Papa Leone XIV</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Mercoledì <strong>15 aprile alle ore 20.30</strong>, presso le <strong>Cucine Economiche Popolari</strong>, si terrà una serata dedicata alla lettura e all’approfondimento della <em>Dilexi te</em>, l’esortazione apostolica pubblicata da <strong>Papa Leone XIV</strong> nell’ottobre 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro sarà guidato da <strong>Alessandra Morelli</strong>, già Delegata dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che nel corso della sua lunga esperienza ha operato in diversi contesti del mondo segnati da guerre, migrazioni forzate e crisi umanitarie. Nel suo lavoro ha incontrato migliaia di persone costrette a lasciare la propria casa e ha maturato una conoscenza diretta di ciò che significa vivere accanto a situazioni di fragilità e di perdita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio a partire da questa esperienza, Alessandra Morelli accompagnerà i partecipanti in una <strong>lettura introduttiva della <em>Dilexi te</em></strong>, cercando di coglierne alcune intuizioni centrali e di metterle in dialogo con la realtà concreta delle persone che vivono situazioni di difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esortazione di Papa Leone XIV propone infatti una riflessione sul <strong>legame profondo tra il Vangelo e l’incontro con i poveri</strong>. Il testo attraversa la Scrittura e la tradizione cristiana per ricordare come la relazione con le persone più fragili non rappresenti soltanto un gesto di assistenza, ma uno dei luoghi in cui la fede si misura con la vita reale delle comunità. L’incontro con chi vive una condizione di difficoltà diventa così uno spazio umano in cui si intrecciano storie, domande e percorsi di vita diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva la povertà appare anche come una <strong>chiave per leggere la società</strong>. Le situazioni di fragilità rendono spesso visibili dinamiche che resterebbero altrimenti sullo sfondo: solitudini diffuse, difficoltà nell’accesso ai servizi, percorsi di vita segnati da passaggi complessi tra lavoro, salute, migrazione e relazioni familiari. Guardare a queste storie significa quindi interrogarsi anche sul modo in cui una comunità riconosce e accompagna le persone che la abitano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La serata del 15 aprile nasce proprio dal desiderio di aprire uno spazio di riflessione condivisa attorno a queste domande. Le Cucine Economiche Popolari rappresentano ogni giorno un luogo in cui persone con storie molto diverse si incontrano. La <em>Dilexi te</em> offre l’occasione per rileggere questa esperienza alla luce di una domanda più ampia sulla qualità delle relazioni e sul significato della cura nella vita delle comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso l’esperienza e lo sguardo di Alessandra Morelli, il testo di Papa Leone XIV potrà così diventare uno <strong>spunto per interrogarsi sul senso dell’incontro con la fragilità</strong>, sul valore delle relazioni e sul modo in cui le comunità possono accompagnare le persone che attraversano momenti di difficoltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro sarà introdotto da <strong>don Luca Facco</strong>, presidente della Fondazione Nervo Pasini, e da <strong>suor Albina Zandonà</strong>, direttrice delle Cucine Economiche Popolari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partecipazione è <strong>libera e aperta a tutte le persone interessate</strong>.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">📅 <strong>mercoledì 15 aprile</strong><br>🕘 <strong>ore 20.30</strong><br>📍 <strong>Cucine Economiche Popolari – Padova</strong></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="724" height="1024" src="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260415_dilexi-724x1024.png" alt="" class="wp-image-10080" style="width:469px;height:auto" srcset="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260415_dilexi-724x1024.png 724w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260415_dilexi-212x300.png 212w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260415_dilexi-768x1086.png 768w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260415_dilexi-1086x1536.png 1086w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260415_dilexi-600x849.png 600w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260415_dilexi.png 1414w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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