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	<title>Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</title>
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	<description>Viviamo la comunità sociale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Mar 2026 07:49:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</title>
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		<title>Il labirinto della mente: la storia di Prince</title>
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		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prince cammina per le strade parlando a bassa voce. A volte sussurra, altre volte discute animatamente con qualcuno che solo lui può vedere. Qualcuno si scansa, qualcuno ride, qualcuno lo guarda con diffidenza. Lui non se ne accorge nemmeno. Non è sempre stato così. C’era un tempo in cui aveva un lavoro, una casa in [&#8230;]</p>
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<p>Prince cammina per le strade parlando a bassa voce. A volte sussurra, altre volte discute animatamente con qualcuno che solo lui può vedere. Qualcuno si scansa, qualcuno ride, qualcuno lo guarda con diffidenza. Lui non se ne accorge nemmeno.</p>



<p>Non è sempre stato così. C’era un tempo in cui aveva un lavoro, una casa in affitto, amici con cui bere una birra la sera. Muratore di professione, lavorava nei cantieri della città, senza mai mancare un turno. Ma poi la sua mente ha iniziato a giocargli brutti scherzi. All’inizio erano solo pensieri strani, sussurri lontani che sembravano innocui. Poi sono diventati voci, insistenti, invasive. Gli dicevano cosa fare, lo avvertivano di pericoli invisibili, lo costringevano a dubitare di tutto e di tutti.</p>



<p>Per un po’ ha provato a ignorarle. Ha continuato a lavorare, a sorridere come se niente fosse. Ma dentro di lui cresceva qualcosa di oscuro, qualcosa che lo spingeva sempre più ai margini. Un giorno non si è presentato al lavoro. Il giorno dopo nemmeno. Dopo una settimana, il padrone di casa gli ha detto che doveva andarsene. E così è finito in strada, senza che nessuno se ne accorgesse davvero.</p>



<p>Alle Cucine Economiche Popolari è arrivato per fame, senza sapere cosa fosse. Ha preso un vassoio, si è seduto in un angolo, ha mangiato veloce come se avesse paura che qualcuno gli portasse via il cibo. Per settimane è andata avanti così. Poi, un giorno, un operatore si è seduto accanto a lui. &#8220;Come stai, Prince?&#8221;</p>



<p>Lui ha alzato lo sguardo, sorpreso. Nessuno gli chiedeva più come stava da molto tempo. Non ha risposto subito. Non sapeva cosa dire. Ma da quel giorno ha iniziato a tornare non solo per il cibo, ma anche per quelle parole, per quello sguardo che sembrava vederlo davvero.</p>



<p>Con il tempo, grazie al servizio di ascolto delle CEP, Prince è stato indirizzato a un medico. Ha iniziato a prendere farmaci, a farsi seguire da uno specialista. Non è stato facile. Ci sono stati giorni in cui non voleva più saperne, in cui le voci erano più forti della volontà di stare meglio. Ma ogni volta che spariva, c’era qualcuno alle CEP che si chiedeva dove fosse finito, che lo aspettava senza giudicarlo. Ora Prince ha ancora le sue battaglie da combattere. Non ha una casa, non ha un lavoro, ma ha qualcosa che non aveva più da tempo: la sensazione di non essere completamente perso. &#8220;Forse un giorno avrò di nuovo una stanza tutta mia,&#8221; dice. &#8220;Forse un giorno le voci saranno solo un ricordo lontano.&#8221; E mentre lo dice, per la prima volta, sembra quasi crederci davvero.</p>
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		<title>Quando il 5×1000 diventa qualcosa di concreto</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/quando-il-5x1000-diventa-qualcosa-di-concreto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In rilievo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno, nelle città, esistono luoghi che diventano punti di riferimento silenziosi per molte persone che attraversano momenti di fragilità. Spazi dove fermarsi, ritrovare un orientamento, incontrare qualcuno disposto ad ascoltare. Le Cucine Economiche Popolari di Padova sono uno di questi luoghi. Da oltre un secolo, in questo spazio quotidiano di incontro prende forma una [&#8230;]</p>
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<p>Ogni giorno, nelle città, esistono luoghi che diventano punti di riferimento silenziosi per molte persone che attraversano momenti di fragilità. Spazi dove fermarsi, ritrovare un orientamento, incontrare qualcuno disposto ad ascoltare.</p>



<p>Le Cucine Economiche Popolari di Padova sono uno di questi luoghi. Da oltre un secolo, in questo spazio quotidiano di incontro prende forma una presenza stabile nella città, capace di accompagnare le persone nei passaggi più difficili della vita.</p>



<p>Qui l’accoglienza prende forma attraverso gesti molto semplici: un pasto caldo condiviso a tavola, una doccia che permette di rimettersi in ordine, un vestito pulito, una visita medica quando l’accesso alle cure diventa difficile. Accanto a questi servizi cresce anche qualcosa di meno visibile ma altrettanto importante: relazioni, fiducia, la possibilità di ricominciare a guardare avanti.</p>



<p>Chi frequenta le Cucine Economiche Popolari porta con sé storie diverse, spesso segnate da percorsi di vita complessi. C’è chi arriva dopo aver perso tutto e prova lentamente a rimettere insieme i pezzi della propria vita. “Pensavo fosse solo una mensa,” racconta una persona che oggi sta ricostruendo il proprio percorso. “In realtà è molto di più.” In molti casi il primo passo per ripartire nasce proprio da un incontro, da qualcuno che si ferma ad ascoltare e prova a capire di cosa c’è davvero bisogno.</p>



<p>Anche il <strong>5×1000</strong> contribuisce a rendere possibile tutto questo. Si tratta di un gesto molto semplice: una firma nella dichiarazione dei redditi. Per chi la compie non comporta alcun costo, ma per realtà come le Cucine Economiche Popolari rappresenta un sostegno concreto che aiuta a mantenere attivi servizi essenziali.</p>



<p>Quando qualcuno decide di destinare il proprio 5×1000 alle Cep, quella firma diventa qualcosa di reale. Diventa un pasto servito ogni giorno a chi attraversa un periodo difficile. Diventa una visita nell’ambulatorio medico per chi non riesce ad accedere al sistema sanitario nazionale. Diventa una doccia, un cambio d’abiti pulito, un luogo dove ricevere una lettera o semplicemente fermarsi qualche minuto a parlare.</p>



<p>Per molte persone questo luogo rappresenta un punto di riferimento nella quotidianità. “Qui almeno qualcuno mi chiede come sto,” racconta un uomo che da tempo vive una situazione di grande precarietà. In parole semplici, c’è il senso di ciò che accade ogni giorno alle Cucine Economiche Popolari: uno spazio in cui le persone tornano a sentirsi viste e riconosciute.</p>



<p>Questo lavoro è possibile grazie all’impegno dei volontari, alla presenza degli operatori e al sostegno di una comunità più ampia che sceglie di prendersi cura di questo luogo. Il <strong>5×1000</strong> è uno dei modi attraverso cui questa comunità continua a sostenere le attività delle Cep, permettendo di mantenere vivi servizi che ogni giorno incontrano centinaia di persone.</p>



<p>Destinare il proprio <strong>5×1000 alle Cucine Economiche Popolari</strong> è molto semplice: basta firmare nel riquadro dedicato al sostegno degli enti del Terzo Settore e inserire il codice fiscale della Fondazione Nervo Pasini.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center"><strong>Codice fiscale: 92295650284</strong></p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>È un gesto che richiede pochi secondi, ma che contribuisce a mantenere viva ogni giorno una rete di accoglienza fatta di servizi, relazioni e attenzione alle persone. Se desideri maggiori informazioni o vuoi ricevere un promemoria per la compilazione della dichiarazione dei redditi, puoi visitare la pagina dedicata sul nostro sito: <a href="https://fondazionenervopasini.it/5x1000/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://fondazionenervopasini.it/5&#215;1000/</a></p>



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		<item>
		<title>La cura che si interrompe: comprendere le barriere comunicative attraverso l’esperienza delle Cep</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/la-cura-che-si-interrompe-comprendere-le-barriere-comunicative-attraverso-lesperienza-delle-cep/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:29:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni percorso sanitario, anche il più semplice, attraversa un territorio fragile: quello della comprensione. La cura non inizia con una diagnosi né con una prescrizione, ma con la possibilità che due persone – un professionista della salute e chi cerca aiuto – riescano a costruire un linguaggio comune. Le ricerche sulla medicina narrativa, sulla comunicazione [&#8230;]</p>
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<p>Ogni percorso sanitario, anche il più semplice, attraversa un territorio fragile: quello della comprensione. La cura non inizia con una diagnosi né con una prescrizione, ma con la possibilità che due persone – un professionista della salute e chi cerca aiuto – riescano a costruire un linguaggio comune. Le ricerche sulla medicina narrativa, sulla comunicazione clinica e sull’antropologia medica mostrano da tempo che la qualità della relazione incide sull’efficacia delle cure tanto quanto i protocolli terapeutici.</p>



<p>Arthur Kleinman, in un’opera ormai classica, ricorda che “la malattia non è mai solo ciò che accade al corpo, ma ciò che accade alla persona dentro un contesto culturale e sociale”. La distinzione tra <em>disease</em>, <em>illness</em> e <em>sickness</em> delinea un quadro complesso nel quale la comunicazione non è un accessorio, ma il vero terreno in cui la cura prende forma. Il sistema sanitario offre una lettura clinica, razionale, organizzata; la persona propone un’esperienza vissuta, densa di emozioni, simboli, aspettative familiari, forme di sapere non codificate.</p>



<p>Quando questi mondi non si riconoscono, la cura perde continuità. Le barriere linguistiche, le differenze culturali, la diversa percezione del tempo o dell’autorità, la difficoltà a porre domande o a dichiarare un dubbio rendono fragile l’intero percorso. La letteratura sulla <em>health literacy</em> – oggi considerata dall’OMS e dall’OCSE uno dei principali determinanti di salute – dimostra che la capacità di comprendere il linguaggio dei servizi sanitari influisce sugli esiti clinici tanto quanto il reddito, l’istruzione o la stabilità lavorativa.</p>



<p>Un’espressione ricorre sempre più spesso nei documenti internazionali: <em>vulnerabilità comunicativa</em>. Indica tutte quelle condizioni – scarsa padronanza della lingua, bassa familiarità con il sistema, precarietà materiali, isolamento sociale – che rendono più difficile assumere decisioni informate e partecipare attivamente al proprio percorso di cura. È un concetto che parla in modo diretto anche a molte altre dimensioni della vita: l’accesso ai servizi sociali, l’orientamento nei diritti, la capacità di muoversi tra istituzioni diverse.</p>



<p>Tuttavia, nel campo sanitario questa fragilità ha un peso particolare: determina la possibilità stessa di continuare una cura. Molti percorsi si interrompono non a causa della patologia, ma perché la persona smette di riconoscere quel percorso come proprio. Una distanza che nasce nelle parole.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Le fragilità comunicative che incontriamo alle Cep</strong></p>



<p>Nella vita quotidiana delle Cucine Economiche Popolari, queste dinamiche assumono un volto molto concreto. Le Cep sono un osservatorio privilegiato delle traiettorie di salute più fragili. Qui arrivano persone con esami incompleti o non compresi, referti che nessuno ha spiegato davvero, appuntamenti fissati ma percepiti come irrilevanti, terapie iniziate e poi abbandonate perché non si capiva fino in fondo a cosa servissero. Spesso non è la mancanza di volontà a interrompere il percorso, ma la solitudine di fronte a un sistema complesso.</p>



<p>Molti ospiti attraversano i servizi sanitari con una pluralità di modelli culturali che non sempre si incontrano con la logica istituzionale: rappresentazioni della malattia basate su cause spirituali, alimentari, climatiche o relazionali; aspettative differenti sul ruolo del medico; modi diversi di esprimere il dolore o di raccontare i sintomi; una concezione del tempo che non coincide con la rigidità degli appuntamenti. La letteratura antropologica – da Byron Good a Cecil Helman – mostra con lucidità quanto queste differenze plasmino il comportamento terapeutico, l’aderenza alle cure, il modo stesso di considerare la malattia.</p>



<p>Nelle Cep, questi elementi emergono ogni volta che si prova a ricostruire un percorso sanitario disordinato: quando si aiuta una persona a capire se un foglio sia un tampone o un esame del sangue; quando si deve interpretare un referto scritto in un linguaggio altamente tecnico; quando si accompagna qualcuno a fissare un nuovo appuntamento; quando si ascolta il racconto, spesso frammentario, di una serie di visite non concluse.</p>



<p>È una forma di mediazione informale che crea un ponte tra la vita quotidiana e il sistema sanitario. Quel ponte non è solo linguistico: è un ponte emotivo, culturale, relazionale. Permette alle persone di ritrovare un senso di orientamento dentro un percorso che era stato percepito come distante o minaccioso.</p>



<p>È un lavoro che prende forma nei dettagli: nella scelta di parole semplici, nella spiegazione calma, nell’offerta di tempo; nella disponibilità a riformulare, ripetere, chiarire; nella capacità di leggere non solo i documenti, ma il contesto umano in cui quelle carte sono state prodotte. È un lavoro che spesso sostiene in modo decisivo la continuità delle cure.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Verso una comprensione più ampia: la cura come diritto accessibile</strong></p>



<p>La comunicazione sanitaria, la mediazione culturale e la salute pubblica convergono su un punto: la cura diventa possibile solo quando la persona riconosce il percorso come comprensibile, accessibile, rispettoso. La mediazione – nelle sue varie forme – è stata definita da studiosi come Luatti o Gavioli un “processo trasformativo”: non si limita a trasmettere parole, ma crea un terreno comune in cui la relazione può fiorire. È il luogo in cui la cura si fa reciprocità.</p>



<p>Nelle Cep, questa trasformazione avviene in modo discreto ma costante. Chi arriva qui ha spesso attraversato lunghi segmenti di vulnerabilità: lavoro precario, lentezza burocratica, barriere linguistiche, solitudine sociale, perdita di fiducia. Ritrovare qualcuno disposto ad ascoltare, a leggere insieme un documento, a spiegare un percorso, a sostenere un passaggio critico significa non solo facilitare l’accesso alla salute, ma restituire dignità.</p>



<p>In questo senso, l’esperienza delle Cucine Economiche Popolari permette di intuire una verità spesso trascurata: la salute è un bene relazionale, una costruzione sociale che prende forma nell’incontro tra persone e istituzioni. La cura diventa reale quando diventa comprensibile; diventa efficace quando la persona si sente accompagnata; diventa equa quando il linguaggio delle istituzioni non resta un codice per pochi.</p>



<p>Le Cep offrono ogni giorno un esempio di questa possibilità: trasformano la fragilità comunicativa in uno spazio di incontro, rendono attraversabile un percorso che sembrava chiuso, permettono alle persone di tornare ad abitare il proprio diritto alla salute. Non è un compito facile, ma è un compito essenziale. In quel gesto di ricomporre le parole – un modulo, una prescrizione, un referto – si apre un terreno nuovo, in cui molte cure interrotte trovano la forza di riprendere il cammino.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Riferimenti essenziali</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Kleinman A., <em>The Illness Narratives. Suffering, Healing and the Human Condition</em>, Basic Books, 1988.</li>



<li>Good B., <em>Medicine, Rationality and Experience</em>, Cambridge University Press, 1994.</li>



<li>Helman C., <em>Culture, Health and Illness</em>, Routledge, 2007.</li>



<li>WHO, <em>Health Literacy and Health Behaviour</em>, vari rapporti.</li>



<li>OECD, <em>Health at a Glance</em>, vari rapporti.</li>



<li>Luatti L., <em>La mediazione culturale</em>, FrancoAngeli.</li>



<li>Gavioli L., studi sulla mediazione linguistica e culturale.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://fondazionenervopasini.it/la-cura-che-si-interrompe-comprendere-le-barriere-comunicative-attraverso-lesperienza-delle-cep/">La cura che si interrompe: comprendere le barriere comunicative attraverso l’esperienza delle Cep</a> proviene da <a href="https://fondazionenervopasini.it">Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Leggere insieme la Dilexi te: un incontro con Alessandra Morelli</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/leggere-insieme-la-dilexi-te-un-incontro-con-alessandra-morelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 07:28:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In rilievo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Ogni volta che incontriamo una persona che vive una condizione di povertà siamo invitati a riconoscere qualcosa di essenziale della nostra comune umanità.»Dilexi te, Papa Leone XIV Mercoledì 15 aprile alle ore 20.30, presso le Cucine Economiche Popolari, si terrà una serata dedicata alla lettura e all’approfondimento della Dilexi te, l’esortazione apostolica pubblicata da Papa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://fondazionenervopasini.it/leggere-insieme-la-dilexi-te-un-incontro-con-alessandra-morelli/">Leggere insieme la Dilexi te: un incontro con Alessandra Morelli</a> proviene da <a href="https://fondazionenervopasini.it">Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-center"><em>«Ogni volta che incontriamo una persona che vive una condizione di povertà siamo invitati a riconoscere qualcosa di essenziale della nostra comune umanità.»</em><br><em>Dilexi te</em>, Papa Leone XIV</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Mercoledì <strong>15 aprile alle ore 20.30</strong>, presso le <strong>Cucine Economiche Popolari</strong>, si terrà una serata dedicata alla lettura e all’approfondimento della <em>Dilexi te</em>, l’esortazione apostolica pubblicata da <strong>Papa Leone XIV</strong> nell’ottobre 2025.</p>



<p>L’incontro sarà guidato da <strong>Alessandra Morelli</strong>, già Delegata dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), che nel corso della sua lunga esperienza ha operato in diversi contesti del mondo segnati da guerre, migrazioni forzate e crisi umanitarie. Nel suo lavoro ha incontrato migliaia di persone costrette a lasciare la propria casa e ha maturato una conoscenza diretta di ciò che significa vivere accanto a situazioni di fragilità e di perdita.</p>



<p>Proprio a partire da questa esperienza, Alessandra Morelli accompagnerà i partecipanti in una <strong>lettura introduttiva della <em>Dilexi te</em></strong>, cercando di coglierne alcune intuizioni centrali e di metterle in dialogo con la realtà concreta delle persone che vivono situazioni di difficoltà.</p>



<p>L’esortazione di Papa Leone XIV propone infatti una riflessione sul <strong>legame profondo tra il Vangelo e l’incontro con i poveri</strong>. Il testo attraversa la Scrittura e la tradizione cristiana per ricordare come la relazione con le persone più fragili non rappresenti soltanto un gesto di assistenza, ma uno dei luoghi in cui la fede si misura con la vita reale delle comunità. L’incontro con chi vive una condizione di difficoltà diventa così uno spazio umano in cui si intrecciano storie, domande e percorsi di vita diversi.</p>



<p>In questa prospettiva la povertà appare anche come una <strong>chiave per leggere la società</strong>. Le situazioni di fragilità rendono spesso visibili dinamiche che resterebbero altrimenti sullo sfondo: solitudini diffuse, difficoltà nell’accesso ai servizi, percorsi di vita segnati da passaggi complessi tra lavoro, salute, migrazione e relazioni familiari. Guardare a queste storie significa quindi interrogarsi anche sul modo in cui una comunità riconosce e accompagna le persone che la abitano.</p>



<p>La serata del 15 aprile nasce proprio dal desiderio di aprire uno spazio di riflessione condivisa attorno a queste domande. Le Cucine Economiche Popolari rappresentano ogni giorno un luogo in cui persone con storie molto diverse si incontrano. La <em>Dilexi te</em> offre l’occasione per rileggere questa esperienza alla luce di una domanda più ampia sulla qualità delle relazioni e sul significato della cura nella vita delle comunità.</p>



<p>Attraverso l’esperienza e lo sguardo di Alessandra Morelli, il testo di Papa Leone XIV potrà così diventare uno <strong>spunto per interrogarsi sul senso dell’incontro con la fragilità</strong>, sul valore delle relazioni e sul modo in cui le comunità possono accompagnare le persone che attraversano momenti di difficoltà.</p>



<p>L’incontro sarà introdotto da <strong>don Luca Facco</strong>, presidente della Fondazione Nervo Pasini, e da <strong>suor Albina Zandonà</strong>, direttrice delle Cucine Economiche Popolari.</p>



<p>La partecipazione è <strong>libera e aperta a tutte le persone interessate</strong>.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>📅 <strong>mercoledì 15 aprile</strong><br>🕘 <strong>ore 20.30</strong><br>📍 <strong>Cucine Economiche Popolari – Padova</strong></p>



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<p>L'articolo <a href="https://fondazionenervopasini.it/leggere-insieme-la-dilexi-te-un-incontro-con-alessandra-morelli/">Leggere insieme la Dilexi te: un incontro con Alessandra Morelli</a> proviene da <a href="https://fondazionenervopasini.it">Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Impresa e responsabilità sociale: intervista a Federico Allamprese</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/impresa-e-responsabilita-sociale-intervista-a-federico-allamprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 08:41:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attorno alle Cucine Economiche Popolari negli anni si è sviluppata una rete di relazioni con realtà del territorio che scelgono di condividere un pezzo di strada insieme a noi.Tra queste c’è Il Granaio delle Idee, azienda che produce miscele per la panificazione e che da tempo cammina accanto alle Cep sostenendo alcune delle nostre attività. [&#8230;]</p>
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<p>Attorno alle Cucine Economiche Popolari negli anni si è sviluppata una rete di relazioni con realtà del territorio che scelgono di condividere un pezzo di strada insieme a noi.<br>Tra queste c’è <strong>Il Granaio delle Idee</strong>, azienda che produce miscele per la panificazione e che da tempo cammina accanto alle Cep sostenendo alcune delle nostre attività.</p>



<p>Abbiamo chiesto a <strong>Federico Allamprese</strong>, fondatore dell’azienda, di raccontare cosa significa per un’impresa affiancare una realtà come le Cucine Economiche Popolari e quale valore questa esperienza porta dentro il lavoro quotidiano.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Cosa significa per voi affiancare una realtà come le Cucine Popolari</strong></p>



<p>Affiancare le Cucine Economiche Popolari rappresenta per Il Granaio un impegno concreto verso i valori di solidarietà e prossimità che da sempre sono alla base della loro attività. Questa collaborazione va oltre il semplice sostegno materiale: significa essere parte attiva di un percorso che unisce il mondo della produzione alimentare a quello dell&#8217;accoglienza sociale. Fornendo una farina multiuso per l&#8217;iniziativa &#8220;Un dono che nutre&#8221;, in occasione della IX Giornata Mondiale dei Poveri dello scorso novembre, abbiamo contribuito a trasformare prodotti di uso quotidiano in strumenti di condivisione. Per noi, questa partnership è un&#8217;opportunità per allineare il nostro expertise nella formulazione di miscele per la panificazione con una missione di alto valore etico.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Il valore che questa esperienza porta dentro l’azienda (team, clima, senso del lavoro)</strong></p>



<p>Questa esperienza infonde nell&#8217;azienda un valore profondo e trasformativo, rafforzando il senso del team e il clima lavorativo in generale. Ad esempio, il coinvolgimento dei nostri collaboratori in un&#8217;iniziativa solidale come &#8220;Un dono che nutre&#8221; è stato vissuto come un’occasione per elevare il lavoro quotidiano a contributo sociale tangibile. Il team si è sentito così parte di una catena virtuosa che genera orgoglio e motivazione. Questo si traduce in un clima aziendale nel quale le sfide operative assumono un significato più alto.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Perché avete scelto di legarvi proprio a noi</strong></p>



<p>Abbiamo scelto le Cucine Economiche Popolari per la loro radicata autenticità e il loro impegno duraturo nella promozione della persona attraverso la solidarietà concreta. Tornando a &#8220;Un dono che nutre&#8221; e alla sua capillarità sul territorio, si tratta di un’iniziativa che risuona perfettamente con i nostri principi: trasformare ingredienti semplici come la farina in simboli di condivisione. La Cucine Economiche Popolari, con i loro oltre 140 anni di storia, rappresentano per noi un modello di prossimità che ammiriamo. Legarci a loro non è stato casuale, ma una scelta consapevole per unire la nostra passione per la panificazione artigianale ad una causa che crea sinergie autentiche e durature.</p>



<p>Le imprese oggi hanno la responsabilità di essere parte viva del tessuto sociale. La collaborazione con le Cucine Economiche Popolari è per noi il modo più autentico per restituire valore alla comunità in cui operiamo.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p><strong>Eventuali riflessioni o cambiamenti nati da questo percorso</strong></p>



<p>Questo percorso con le Cucine Popolari ha generato riflessioni profonde e cambiamenti tangibili nella nostra visione aziendale. Abbiamo rivalutato il ruolo del nostro lavoro, che non significa solo soddisfazione dei bisogni del mercato, ma anche essere vettori di valore in contesti di fragilità. Internamente, ha favorito un&#8217;evoluzione culturale, ispirando alla solidarietà e orientando ad una maggiore sensibilità verso temi etici. Ci ha anche ricordato l&#8217;importanza della semplicità. In sintesi, questo cammino ha arricchito la nostra identità, confermando che il vero nutrimento nasce dalla condivisione.</p>
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		<title>A pancia in fuori: una serata di teatro e ironia con Simone Tommasini</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/a-pancia-in-fuori-una-serata-di-teatro-e-ironia-con-simone-tommasini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 07:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In rilievo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa succede quando filosofia, psicologia e biologia incontrano il teatro comico? La risposta è A pancia in fuori – L’anima detesta i bottoni, uno spettacolo ambizioso che nasce dal desiderio di tenere insieme cultura e puro divertimento, portando sul palco un monologo capace di far sorridere e allo stesso tempo di aprire qualche domanda su [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cosa succede quando filosofia, psicologia e biologia incontrano il teatro comico? La risposta è <em>A pancia in fuori – L’anima detesta i bottoni</em>, uno spettacolo ambizioso che nasce dal desiderio di tenere insieme cultura e puro divertimento, portando sul palco un monologo capace di far sorridere e allo stesso tempo di aprire qualche domanda su di noi.</p>



<p>Lo spettacolo è scritto e interpretato da <strong>Simone Tommasini</strong>, che lo descrive come l’esilarante creatura di un docente ormai troppo selvatico per restare in aula. Da questa immagine prende forma un racconto ironico e intelligente che attraversa discipline diverse – dalla filosofia alla psicologia, fino alla biologia – trasformandole in materiale teatrale.</p>



<p><em>A pancia in fuori</em> diventa così un monologo comico che gioca con idee, contraddizioni e piccoli paradossi della vita quotidiana. Il filo che lo attraversa è un invito semplice e diretto: <strong>essere sé stessi</strong>, riconoscendo che proprio lì può nascere una risposta ai nostri conflitti interiori.</p>



<p>La comicità diventa il linguaggio con cui affrontare queste domande. Non solo per strappare una risata, ma per cercarne una più autentica: quella capace di rivelare qualcosa di noi, delle nostre fragilità e delle nostre stranezze.</p>



<p>Lo spettacolo sarà ospitato <strong>venerdì 17 aprile alle ore 20:45</strong> alle <strong>Cucine Economiche Popolari</strong>, in via Niccolò Tommaseo 12. Una serata in cui il teatro incontra uno spazio che ogni giorno vive di relazioni e di incontri, aprendo le proprie porte anche a momenti culturali e di condivisione con la città.</p>



<p>L’ingresso, con <strong>posti limitati</strong>, prevede un contributo di <strong>10 euro</strong>, interamente devoluto alle attività delle Cucine Economiche Popolari.</p>



<p><strong>Prenota il tuo posto qui: </strong><a href="https://forms.gle/eS27hGHBsNz6bNyf8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://forms.gle/eS27hGHBsNz6bNyf8</a></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img decoding="async" width="724" height="1024" src="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260417_tommasini-724x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-10063" style="width:469px;height:auto" srcset="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260417_tommasini-724x1024.jpeg 724w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260417_tommasini-212x300.jpeg 212w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260417_tommasini-768x1086.jpeg 768w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260417_tommasini-1086x1536.jpeg 1086w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260417_tommasini-600x849.jpeg 600w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260417_tommasini.jpeg 1131w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></figure>
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		<title>Ascoltare le priorità per orientare il futuro: cosa emerge dall’analisi di materialità delle Cep</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/ascoltare-le-priorita-per-orientare-il-futuro-cosa-emerge-dallanalisi-di-materialita-delle-cep/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Capire che cosa conta davvero in un’organizzazione non è mai un esercizio teorico. Significa interrogarsi su quali priorità orientano le scelte quotidiane, su quali aspetti vengono riconosciuti come più importanti da chi governa i servizi, da chi vi lavora, da chi li sostiene e da chi li attraversa. È proprio da questa domanda che nasce [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Capire che cosa conta davvero in un’organizzazione non è mai un esercizio teorico. Significa interrogarsi su quali priorità orientano le scelte quotidiane, su quali aspetti vengono riconosciuti come più importanti da chi governa i servizi, da chi vi lavora, da chi li sostiene e da chi li attraversa. È proprio da questa domanda che nasce il lavoro di analisi di materialità realizzato dalle Cucine Economiche Popolari.</p>



<p>Le Cep hanno recentemente pubblicato un report dedicato a questo tema, uno strumento sempre più utilizzato nella rendicontazione sociale per individuare i temi più rilevanti per un’organizzazione e per i suoi stakeholder. L’obiettivo del lavoro è stato comprendere quali priorità emergono oggi attorno alle Cep e quali aspetti orientano maggiormente la loro missione, il lavoro quotidiano dei servizi e le prospettive di sviluppo dell’opera.</p>



<p>L’analisi di materialità parte da un presupposto chiaro: le priorità di un’organizzazione non possono essere definite soltanto dall’interno, ma devono emergere anche dall’ascolto delle persone che ne vivono l’esperienza. Per questo motivo il percorso ha coinvolto diversi gruppi di stakeholder attraverso questionari strutturati che hanno indagato due dimensioni per ciascun tema: la strategicità e l’urgenza.</p>



<p>Il report rappresenta quindi un tentativo di restituire una fotografia il più possibile affidabile delle priorità percepite, mettendo in relazione il punto di vista dell’organizzazione con quello delle persone accolte.</p>



<p>Il lavoro si è sviluppato in tre passaggi principali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>individuazione dei <strong>13 temi materiali</strong> da parte del Consiglio di Amministrazione;</li>



<li>coinvolgimento degli stakeholder tramite questionari;</li>



<li>elaborazione dei risultati e costruzione della <strong>matrice di materialità.</strong></li>
</ul>



<p>Complessivamente sono stati raccolti <strong>177 questionari</strong>, così distribuiti: 8 membri del Consiglio di Amministrazione, 12 dipendenti, 102 volontari, 5 suore della comunità e 50 ospiti.</p>



<p>Per evitare distorsioni dovute alla diversa numerosità dei gruppi, i risultati sono stati elaborati calcolando la media tra gruppi di stakeholder e non la media semplice di tutti i questionari raccolti. Questo accorgimento metodologico ha permesso di mantenere un equilibrio tra i diversi punti di vista e di rendere più leggibile la sintesi complessiva.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">I risultati quantitativi</h2>



<p>L’analisi restituisce un quadro molto chiaro delle priorità percepite attorno alle Cep. Alcuni temi emergono con particolare forza e risultano condivisi in modo trasversale dai diversi gruppi coinvolti.</p>



<p>In primo luogo viene riconosciuta la centralità dei servizi che costituiscono il cuore storico dell’opera: l’<strong>accoglienza delle persone in difficoltà</strong>, l’<strong>accesso alla salute</strong> e i <strong>percorsi di inclusione sociale e di autonomia</strong>. Si tratta degli ambiti che definiscono con maggiore evidenza l’identità delle Cep e che risultano riconosciuti come prioritari sia da chi governa e realizza i servizi sia da chi li vive direttamente.</p>



<p>Accanto a questi elementi emerge con chiarezza anche l’importanza della <strong>sostenibilità economica dell’opera</strong>. Gli stakeholder indicano infatti con forza la necessità di garantire risorse stabili e adeguate per sostenere nel tempo le attività e permettere ai servizi di continuare a operare con continuità.</p>



<p>Un terzo gruppo di temi riguarda le <strong>condizioni organizzative che rendono possibile il lavoro quotidiano</strong>: la formazione del personale dipendente, il lavoro di rete con il territorio, la capacità di valutare e comunicare l’impatto delle attività e l’innovazione dei servizi. Nel loro insieme questi aspetti mostrano come le Cep vengano percepite non semplicemente come un luogo di erogazione di prestazioni, ma come un’organizzazione che deve garantire competenza, stabilità e capacità di evoluzione.</p>



<p>La matrice di materialità evidenzia inoltre alcune differenze di percezione che arricchiscono la lettura complessiva. Alcuni temi, come la sostenibilità ambientale e la valorizzazione dei volontari, risultano sentiti con particolare intensità dalle persone accolte; altri, come il lavoro di rete territoriale, la comunicazione dell’impatto e le attività di sensibilizzazione, emergono con maggiore forza dal punto di vista dell’organizzazione. Più che indicare divergenze, queste differenze riflettono prospettive diverse legate ai ruoli e alle esperienze vissute.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Le principali indicazioni emerse</h2>



<p>La domanda più importante riguarda il senso di questo percorso: che cosa ha chiarito davvero questo lavoro?</p>



<p>Il report non ha scoperto una realtà completamente inattesa. Il suo contributo più importante è stato piuttosto quello di rendere <strong>esplicite e documentate</strong> alcune intuizioni che prima erano presenti soprattutto in forma implicita.</p>



<p>In particolare, dall’analisi emergono tre indicazioni fondamentali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>il cuore della missione delle Cep è riconosciuto da tutti:</strong> accoglienza, diritto alla salute e percorsi di autonomia rappresentano le priorità più chiaramente condivise da governance, operatori, volontari e persone accolte;</li>



<li><strong>la sostenibilità economica e la qualità dell’organizzazione sono condizioni decisive:</strong> gli stakeholder riconoscono che servizi solidi e continui nel tempo dipendono dalla presenza di risorse adeguate, dalla formazione del personale, dal lavoro di rete e dalla capacità di valutare l’impatto delle attività;</li>



<li><strong>le Cep vengono percepite come qualcosa di più di un servizio:</strong> dalle motivazioni qualitative emerge un’immagine delle Cep come luogo di relazioni, responsabilità e cultura della solidarietà, oltre che come spazio di risposta ai bisogni materiali.</li>
</ul>



<p>Le risposte aperte dei questionari confermano questa lettura. Tra le motivazioni ricorrono con frequenza la centralità della persona, il legame tra bisogni primari e percorsi di autonomia, la qualità delle relazioni e la necessità di garantire stabilità e sostenibilità all’organizzazione.</p>



<p>Nel loro insieme questi elementi restituiscono un’immagine molto chiara delle Cep: non una semplice somma di servizi, ma una realtà capace di tenere insieme cura delle persone, qualità delle relazioni, responsabilità organizzativa e visione nel tempo. L’analisi di materialità diventa così uno strumento utile per comprendere meglio come l’opera viene riconosciuta da chi la vive e la attraversa.</p>



<p><strong>Il report completo dell’analisi di materialità delle Cep è disponibile e può essere scaricato al seguente link:</strong> <a href="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Analisi-di-materialita.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Analisi-di-materialita.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Analisi di materialità."></object><a id="wp-block-file--media-369964ee-70c2-4551-9b10-aae923050e4f" href="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Analisi-di-materialita.pdf">Analisi di materialità</a><a href="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/Analisi-di-materialita.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-369964ee-70c2-4551-9b10-aae923050e4f">Download</a></div>
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		<item>
		<title>Dilexi te: cosa ci dice oggi sulla povertà e sulle relazioni</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/dilexi-te-cosa-ci-dice-oggi-sulla-poverta-e-sulle-relazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 09:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’ottobre 2025 papa Leone XIV ha pubblicato l’esortazione apostolica Dilexi te, un testo che riprende uno dei fili più profondi della tradizione cristiana: il rapporto tra il Vangelo e i poveri. Il documento attraversa la Scrittura, la riflessione dei Padri della Chiesa e l’esperienza di molte figure della storia cristiana per mostrare come la relazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nell’ottobre 2025 papa Leone XIV ha pubblicato l’esortazione apostolica <em>Dilexi te</em>, un testo che riprende uno dei fili più profondi della tradizione cristiana: il rapporto tra il Vangelo e i poveri. Il documento attraversa la Scrittura, la riflessione dei Padri della Chiesa e l’esperienza di molte figure della storia cristiana per mostrare come la relazione con le persone più fragili abbia sempre rappresentato uno dei luoghi in cui la fede si misura con la realtà.</p>



<p>La prospettiva proposta dal Papa supera la semplice dimensione dell’assistenza o della solidarietà. <em>Dilexi te</em> invita piuttosto a guardare alla povertà come a una realtà capace di rivelare qualcosa di essenziale sulla vita delle comunità e sulla qualità delle relazioni che attraversano la società. In questo senso il documento parla certamente ai credenti, ma offre anche spunti di riflessione più ampi, che toccano il modo in cui una società osserva le proprie fragilità e si prende cura delle persone che la abitano.</p>



<p>Tra i molti temi affrontati dall’esortazione emergono alcune intuizioni che meritano particolare attenzione.</p>



<p>Il primo riguarda il <strong>povero come luogo di incontro</strong>. La tradizione cristiana, ricorda il Papa, ha sempre riconosciuto nelle persone che vivono situazioni di difficoltà qualcosa di più di un bisogno da affrontare. Ogni incontro porta con sé una storia, un’esperienza, una domanda. La relazione con chi attraversa una condizione di fragilità diventa così uno spazio umano in cui si intrecciano percorsi di vita diversi e in cui ciascuno può scoprire qualcosa dell’altro e di sé. Questa prospettiva restituisce alla relazione con i poveri una dimensione profondamente umana: non soltanto un gesto di aiuto, ma un incontro capace di generare conoscenza e consapevolezza.</p>



<p>Un secondo tema attraversa molte pagine dell’esortazione: <strong>la fragilità come chiave per leggere la società</strong>. Le situazioni di marginalità rendono spesso visibili dinamiche che altrimenti resterebbero sullo sfondo. Le storie di chi vive condizioni di precarietà parlano di solitudini diffuse, di difficoltà nell’accesso ai servizi, di percorsi di vita segnati da passaggi complessi tra lavoro, salute, migrazione e relazioni familiari. Guardare alla fragilità significa quindi osservare da vicino i meccanismi che generano esclusione o isolamento. In questo senso la povertà diventa una lente attraverso cui comprendere meglio la società nel suo insieme.</p>



<p>Dentro questa riflessione emerge anche una preoccupazione molto chiara. Il Papa osserva che uno dei rischi più profondi delle società contemporanee consiste nell’abituarsi alla disuguaglianza. Quando la distanza tra le condizioni di vita diventa normale, quando la marginalità entra a far parte del paesaggio quotidiano, la capacità di riconoscere il volto dell’altro si indebolisce progressivamente. L’esortazione richiama così una dinamica già descritta con forza da Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: una società può crescere economicamente e allo stesso tempo perdere la sensibilità verso chi resta ai margini.</p>



<p>Un terzo elemento centrale del documento riguarda <strong>la relazione come forma della cura</strong>. <em>Dilexi te</em> richiama più volte il valore di gesti semplici che attraversano la vita quotidiana: l’ascolto, la presenza, il tempo condiviso. In un contesto sociale caratterizzato da servizi sempre più organizzati e specializzati, il Papa ricorda che molte forme di cura nascono dentro relazioni concrete, fatte di attenzione reciproca e di riconoscimento umano. La relazione diventa così il luogo in cui la dignità delle persone trova spazio e in cui i percorsi di vita possono ritrovare orientamento.</p>



<p>Da questo punto di vista l’esortazione suggerisce una riflessione che riguarda l’intera società. La qualità delle relazioni rappresenta uno degli indicatori più profondi della salute di una comunità. Quando una società coltiva spazi di incontro e di ascolto, la fragilità trova contesti in cui essere accompagnata e compresa. Quando invece le relazioni si indeboliscono, molte persone attraversano la propria difficoltà in solitudine.</p>



<p>Da qui emerge l’ultimo grande tema che attraversa il documento: <strong>la povertà come domanda rivolta a tutti</strong>. La fragilità non appartiene a una categoria di persone separata dal resto della società. È una dimensione della condizione umana che attraversa, in forme diverse, tutte le biografie. Le situazioni di marginalità rendono visibile questa realtà e invitano le comunità a interrogarsi sulla qualità dei legami che le sostengono.</p>



<p>Letta in questa prospettiva, <em>Dilexi te</em> propone una riflessione che supera i confini del dibattito religioso. Il documento suggerisce che la relazione con le persone più fragili rappresenta uno dei luoghi in cui una società misura se stessa. La capacità di riconoscere la dignità delle persone, di costruire relazioni significative e di accompagnare le fragilità diventa così uno degli elementi che definiscono la qualità della vita collettiva.</p>



<p>Chi desidera approfondire questi temi può leggere il testo completo dell’esortazione apostolica al seguente link: <a href="https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_exhortations/documents/20251004-dilexi-te.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>. </p>



<p></p>
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		<title>Science and Blues: una serata tra ricerca scientifica, natura e musica alle Cep</title>
		<link>https://fondazionenervopasini.it/science-and-blues-una-serata-tra-ricerca-scientifica-natura-e-musica-alle-cep/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[CEP]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 07:43:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[In rilievo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 10 aprile alle ore 20:45 le Cucine Economiche Popolari ospiteranno una serata speciale che unisce scienza, natura e musica dal vivo. L’evento, intitolato “Science and Blues”, nasce dall’idea di mettere in dialogo mondi diversi: la ricerca scientifica in contesti naturali straordinari, il racconto di chi li ha vissuti in prima persona e l’energia della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Venerdì <strong>10 aprile alle ore 20:45</strong> le Cucine Economiche Popolari ospiteranno una serata speciale che unisce scienza, natura e musica dal vivo. L’evento, intitolato <strong>“Science and Blues”</strong>, nasce dall’idea di mettere in dialogo mondi diversi: la ricerca scientifica in contesti naturali straordinari, il racconto di chi li ha vissuti in prima persona e l’energia della musica blues.</p>



<p>Sarà un incontro capace di far viaggiare lo sguardo molto lontano – fino all’Antartide – e allo stesso tempo di riportarlo vicino a noi, tra le lagune e gli ambienti naturali che caratterizzano il nostro territorio. I protagonisti della serata accompagneranno il pubblico in questi luoghi attraverso racconti, immagini e fotografie che nascono dall’esperienza diretta sul campo.</p>



<p>Un’occasione per ascoltare storie di esplorazione, osservare immagini di grande suggestione e scoprire da vicino il lavoro di chi studia e protegge questi ecosistemi, intrecciando il racconto della ricerca scientifica con l’energia della musica dal vivo.</p>



<p>Il programma prevede diversi momenti. Dopo una breve <strong>presentazione delle Cucine Economiche Popolari</strong>, affidata a <strong>suor Albina Zandonà e don Luca Facco</strong>, interverranno i virologi <strong>Francesco Bonfante e Alessio Bortolami</strong> dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie con il racconto della loro esperienza di ricerca in Antartide.</p>



<p>Seguirà l’intervento di <strong>Marco Basso</strong>, ornitologo naturalista, che accompagnerà il pubblico alla scoperta della fauna della laguna e dei suoi ambienti naturali attraverso immagini e osservazioni raccolte sul campo.</p>



<p>Ad arricchire la serata sarà anche la <strong>musica dal vivo</strong> con <strong>Renato Banino e Vittorio Bisaglia</strong>, che proporranno un blues dal respiro jazzistico, creando un’atmosfera capace di unire racconto, scienza e musica.</p>



<p>Il tutto sarà accompagnato da un <strong>cocktail</strong> e soprattutto dal clima di accoglienza che caratterizza da sempre le Cucine Economiche Popolari, grazie all’impegno e alla creatività dei volontari.</p>



<p>“Science and Blues” vuole essere proprio questo: un piccolo <strong>melting pot di esperienze</strong>, in cui scienza e arte si incontrano e mondi apparentemente lontani dialogano tra loro, mettendo competenze e passioni al servizio della comunità.</p>



<p>La partecipazione prevede <strong>un’offerta minima di 10 euro</strong>, comprensiva di ingresso e cocktail. Il ricavato della serata sarà interamente devoluto alle attività delle <strong>Cucine Economiche Popolari</strong>.</p>



<p>Per partecipare è <strong>gradita la prenotazione</strong> al seguente link:<br><a href="https://survey.izsvenezie.it/index.php/475718?lang=it">https://survey.izsvenezie.it/index.php/475718?lang=it</a></p>



<p>Un invito a lasciarsi sorprendere dal racconto di luoghi lontani, dalle immagini della natura e dall’energia della musica, trascorrendo insieme una serata diversa alle Cucine Economiche Popolari.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260410_Locandina-Scienza-e-Blues-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-10046" style="width:470px;height:auto" srcset="https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260410_Locandina-Scienza-e-Blues-768x1023.jpg 768w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260410_Locandina-Scienza-e-Blues-225x300.jpg 225w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260410_Locandina-Scienza-e-Blues-1153x1536.jpg 1153w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260410_Locandina-Scienza-e-Blues-1537x2048.jpg 1537w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260410_Locandina-Scienza-e-Blues-600x800.jpg 600w, https://fondazionenervopasini.it/wp-content/uploads/2026/03/260410_Locandina-Scienza-e-Blues-scaled.jpg 1921w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://fondazionenervopasini.it/science-and-blues-una-serata-tra-ricerca-scientifica-natura-e-musica-alle-cep/">Science and Blues: una serata tra ricerca scientifica, natura e musica alle Cep</a> proviene da <a href="https://fondazionenervopasini.it">Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</a>.</p>
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		<title>Ricominciamo insieme: la storia di Giovanni</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 11:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ultime Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi chiamo Giovanni e nel luglio del 2019 sono rientrato in Italia dopo aver vissuto a lungo in Indonesia. Il rientro non è stato semplice: ero senza soldi, reduce da una separazione dolorosa e con un rapporto difficile con mio figlio. Il primo appoggio me l’ha dato mio fratello, che mi ha ospitato per alcuni [&#8230;]</p>
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<p>Mi chiamo Giovanni e nel luglio del 2019 sono rientrato in Italia dopo aver vissuto a lungo in Indonesia. Il rientro non è stato semplice: ero senza soldi, reduce da una separazione dolorosa e con un rapporto difficile con mio figlio. Il primo appoggio me l’ha dato mio fratello, che mi ha ospitato per alcuni mesi mentre cercavo di capire come rimettere ordine nella mia vita.</p>



<p>In quel periodo mi sono rivolto ai Servizi Sociali per ottenere la residenza. È stato il primo passo importante, perché senza residenza non puoi accedere ai diritti più elementari: un medico, un documento valido, un contratto di lavoro, una possibilità concreta di ripartire.</p>



<p>Proprio in quei giorni, grazie a un amico, ho sentito per la prima volta parlare delle Cucine Economiche Popolari. Ho deciso di andare.</p>



<p>Quando sono arrivato alle Cep ero confuso, fragile e con tante domande. Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma fin dai primi momenti ho trovato persone capaci di guardarti in faccia e farti sentire accolto. Non servivano tante spiegazioni: bastava sedersi, osservare l’atmosfera della sala, ascoltare le voci dei volontari e degli ospiti.</p>



<p>In breve tempo ho scoperto anche la Casetta Borgomagno, un altro luogo importante per chi sta attraversando un momento difficile. È lì che ho imparato una frase che per me è diventata una guida: <strong>“Chi si isola, è perduto.”</strong></p>



<p>Alle Cep nessuno rimane solo. Ogni passo avanti è il risultato di tante mani che si tendono.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size"><strong>La rete che sostiene, i servizi che orientano, la dignità che torna</strong></p>



<p>Con il tempo ho iniziato a frequentare altre realtà collegate alle Cep grazie alle informazioni che mi venivano passate con naturalezza: l’Associazione Elisabetta d’Ungheria, gli alloggi del Torresino, la Casa a Colori. Ognuno mi indirizzava verso il passo successivo, come tessere di uno stesso mosaico.</p>



<p>Quando ho ottenuto un posto al Torresino ho sentito che qualcosa stava davvero cambiando. Avere un luogo dove dormire, lavarsi e riorganizzarsi ti dà la forza di guardare avanti.</p>



<p>In quel periodo sono emersi anche problemi di salute importanti. Le cure non sono state facili, ma alle Cep ho trovato operatori, volontari, medici e infermieri che mi hanno accompagnato con pazienza e umanità. Senza di loro avrei affrontato quel momento in solitudine e con molta più paura.</p>



<p>Intanto cercavo lavoro. Con il supporto degli operatori e del Centro per l’Impiego sono entrato in un progetto della cooperativa Cosep. È stato il primo passo del mio rientro nel mondo lavorativo.<br>Ricordo l’aiuto di Davide delle Cep con il curriculum: poche cose tecniche, ma decisive per avere un documento che parlasse di me nel modo giusto.</p>



<p>Ottenere la residenza mi aveva permesso di accedere ai diritti, e quei diritti mi stavano riportando dignità. Il Reddito di Cittadinanza prima, e poi l’assunzione nel 2024, sono stati risultati concreti di un percorso lungo, fatto di pazienza e di fiducia.</p>



<p>Nel frattempo ho continuato a frequentare le Cep. Non soltanto per mangiare, ma per parlare, confrontarmi, respirare un po’ di normalità. Alle Cucine senti che puoi essere te stesso, senza dover nascondere le fatiche. È uno dei pochi luoghi in cui la vulnerabilità è accolta e non giudicata.</p>



<p>A fine 2024 è arrivata una delle notizie più importanti della mia vita: un appartamento Ater al Portello. Una casa vera, una porta da aprire con le mie chiavi. Una stabilità che non pensavo di poter raggiungere così presto.</p>



<div style="height:15px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Quello che porto con me</strong></p>



<p>Ripenso spesso al mio percorso: alla confusione iniziale, alle stanze condivise, alle attese negli uffici, ai dubbi sul futuro. Ma soprattutto penso alle persone incontrate lungo la strada: operatori, volontari, ospiti che diventano amici, compagni di viaggio che ti fanno sentire parte di una comunità.</p>



<p>Alle Cep ho trovato servizi importanti — la mensa, le docce, il vestiario, l’assistenza sanitaria, i consigli per il lavoro — ma ciò che conta davvero è l’umanità con cui tutto questo viene offerto.<br>Non è solo un pasto caldo: è un ascolto, un sorriso, un orientamento, un senso di casa anche quando la casa non ce l’hai.</p>



<p>Oggi ho un lavoro, una casa e una prospettiva che qualche anno fa non avrei immaginato.<br>E se sono arrivato fin qui è grazie alle relazioni costruite, alla rete cittadina che non ti lascia cadere, e soprattutto alle Cep, che per me sono state un porto sicuro nei giorni difficili e un punto di ripartenza nei giorni migliori. La mia speranza è che questo luogo continui a crescere, ad accogliere, a camminare accanto a chi sta cercando un modo per ricominciare. Perché alle Cep non si è solo aiutati: si viene riconosciuti. E da lì si può davvero ripartire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://fondazionenervopasini.it/ricominciamo-insieme-la-storia-di-giovanni/">Ricominciamo insieme: la storia di Giovanni</a> proviene da <a href="https://fondazionenervopasini.it">Fondazione Nervo Pasini | Cucine Economiche Popolari</a>.</p>
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