La seconda occasione: la storia di Abdulrahman

Abdulrahman si ricorda esattamente il giorno in cui tutto è crollato. Era un lunedì di ottobre, il cielo era grigio e la pioggia scendeva sottile. Il suo capo lo aveva chiamato nel magazzino per dirgli che il contratto non gli sarebbe stato rinnovato. “Ci dispiace, ma non possiamo tenerti,” gli aveva detto. Non aveva chiesto spiegazioni. Sapeva bene come funzionava: quando un contratto a termine scade, o hai fortuna o sei fuori.

Era il terzo lavoro perso in meno di due anni. Prima il cantiere, poi la logistica, ora anche il magazzino. Non aveva più risparmi, l’affitto era in ritardo, il frigo quasi vuoto. Due settimane dopo, il proprietario dell’appartamento gli aveva detto che non poteva più aspettare. “Se non paghi, devi andartene.” Così, all’improvviso, si era trovato senza nulla.

Un letto in dormitorio, un telefono sempre più scarico e la paura di non riuscire a risalire. “Io non volevo vivere così,” dice. “Ho sempre lavorato, ho sempre fatto il mio dovere.” Ma il lavoro non basta, quando sei solo, quando ogni passo falso ti fa cadere ancora più giù.

Alle Cucine Economiche Popolari è arrivato perché qualcuno gli ha detto che lì avrebbe trovato almeno un pasto caldo. “Pensavo fosse solo una mensa,” racconta. “Ma è molto di più.” Gli operatori gli hanno chiesto di cosa avesse bisogno. Gli hanno parlato delle opportunità per chi cerca lavoro, delle cooperative, degli alloggi temporanei. Lo hanno aiutato a sistemare il curriculum, a capire come muoversi.

Dopo un mese, ha trovato un impiego in una ditta di pulizie. Poche ore, ma era già qualcosa. Poi è arrivata un’altra opportunità: un corso di formazione per addetti alla logistica. “Non ero sicuro di volerlo fare,” ammette. “Avevo paura di perdere tempo.” Ma gli operatori delle CEP lo hanno convinto a provarci. Ora Abdulrahman lavora di nuovo in un magazzino. Non è ancora tutto risolto, ma ha una stanza in affitto e la certezza di uno stipendio a fine mese. “La strada per tornare indipendente è lunga,” dice. “Ma almeno ora so che ce la posso fare.” E ogni tanto, quando può, passa ancora alle CEP. “Non dimentico quello che ho ricevuto. Ora voglio restituire qualcosa.”