Sono una studentessa del terzo anno di Economia all’Università di Padova e ho scelto di svolgere il mio tirocinio curriculare alle Cucine Economiche Popolari per mettermi alla prova e vivere un’esperienza un po’ diversa rispetto al tipico stage.
All’inizio, nonostante la curiosità, non sapevo bene cosa aspettarmi da questa esperienza e, onestamente, mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua. Per fortuna, però, questa sensazione è stata temporanea e forse anche necessaria per riuscire a vivere completamente questi mesi. Durante il mio tirocinio mi sono occupata della redazione del Bilancio Sociale, ma ciò che mi ha cambiato maggiormente sono state le ore di servizio svolte durante il pranzo. Nonostante la difficoltà iniziale nello svolgere il servizio allo sportello, già dopo pochi giorni tutto diventava più naturale e immediato. Si tratta di un ambiente inclusivo e aperto a tutti, che mette al centro la relazione con l’ospite e che, quindi, non si ferma semplicemente all’atto di offrire un pasto.
Penso sia importante sottolineare anche come il nome “Cep” metta subito in risalto il servizio mensa che, pur essendo quello più conosciuto e utilizzato, rappresenta solo una parte di un insieme di servizi che rispondono ai bisogni essenziali delle persone: il servizio docce, il servizio sanitario, il guardaroba e molti altri. Un aspetto che mi è rimasto nel cuore è la gentilezza che si respira appena si mette piede alle Cep, una gentilezza che non si muove mai in una sola direzione. Ho conosciuto diversi ospiti durante il mio percorso e ascoltare le loro storie, anche se molto diverse tra loro, mi ha fatto capire come, a volte, anche una sola decisione sbagliata possa portare a vivere situazioni molto complicate. La gratitudine nelle parole degli ospiti e lo scambio di sorrisi sono stati i motivi che mi spingevano ogni giorno a venire al tirocinio, consapevole di poter essere d’aiuto a qualcuno. Anche la gioia di rivedere un ospite con cui si era parlato nei giorni precedenti e ricevere il suo saluto, come se ci si conoscesse da tempo, è qualcosa che non si può dare per scontato.
Tutti i volontari che ho avuto il piacere di conoscere sono stati disponibili fin da subito e mi hanno accolta a braccia aperte, spiegandomi nel dettaglio come muovermi e consigliandomi come affrontare le diverse situazioni. Penso inoltre che le relazioni che si sviluppano qui, tra operatori, volontari e dipendenti, abbiano una profondità particolare, legata alle motivazioni che spingono ciascuno a prestare il proprio servizio.
Si tratta di un’esperienza che, secondo me, dovrebbe essere vissuta da chiunque, indipendentemente dal ruolo che si è chiamati a svolgere. Io, al termine di questo percorso, so di portare con me una consapevolezza nuova che mi accompagnerà anche in futuro. Spero, allo stesso tempo, di essere stata d’aiuto agli ospiti almeno quanto loro lo sono stati per me.