La povertà ha cambiato volto?

In Italia oltre 5,7 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta. È un dato che restituisce la dimensione di una difficoltà ormai strutturale e che invita a interrogarsi sulle forme con cui la fragilità attraversa oggi la vita delle persone e delle famiglie.

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di nuove povertà. L’espressione è entrata nel linguaggio del welfare, della politica, del Terzo settore e dell’informazione. Ma che cosa significa davvero? Stiamo assistendo alla comparsa di forme di disagio completamente nuove oppure stiamo osservando una trasformazione di fragilità che conosciamo da tempo?

La domanda è meno semplice di quanto possa sembrare. I dati raccontano una realtà segnata da forme di povertà profonde e persistenti: difficoltà economiche, esclusione sociale, precarietà abitativa, accesso limitato ai diritti e alle opportunità. Allo stesso tempo, qualcosa sembra essere cambiato nelle modalità con cui la povertà si manifesta e nei percorsi attraverso cui le persone vi entrano ed escono.

Tra continuità e cambiamento

Il Rapporto Povertà 2025 di Caritas Italiana descrive una realtà sempre più caratterizzata dalla compresenza di fragilità differenti. Le difficoltà economiche continuano a rappresentare un elemento centrale, ma raramente si presentano da sole. Sempre più spesso si intrecciano con problemi abitativi, condizioni di salute precarie, relazioni fragili, percorsi lavorativi instabili e difficoltà nell’accesso ai servizi.

In questo senso, la povertà appare sempre meno come una condizione uniforme e sempre più come un insieme di situazioni differenti tra loro.

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso il fenomeno dei working poor, i lavoratori poveri: persone che lavorano ma che, nonostante questo, faticano a sostenere il costo della vita. Accanto a loro aumentano le persone che attraversano periodi alterni di occupazione e disoccupazione, che entrano ed escono da situazioni di fragilità, che sperimentano forme di vulnerabilità meno stabili e più difficili da intercettare rispetto al passato.

Anche il tema dell’abitare ha assunto un’importanza crescente. Disporre di un lavoro offre una base importante, ma non sempre garantisce la possibilità di accedere a una casa adeguata. In molte città, il costo degli affitti e la scarsità di alloggi accessibili stanno diventando fattori decisivi nei percorsi di impoverimento.

La salute rappresenta un’altra dimensione fondamentale. Numerosi studi mostrano come problemi sanitari e povertà tendano ad alimentarsi reciprocamente: una malattia può compromettere la stabilità economica di una persona, mentre una condizione di fragilità economica può rendere più difficile l’accesso alle cure e alla prevenzione.

Queste vulnerabilità si affiancano alle forme tradizionali della povertà e contribuiscono a rendere il quadro complessivo più articolato e complesso.

Ciò che emerge dall’osservazione quotidiana

Anche l’esperienza delle Cucine Economiche Popolari si inserisce all’interno di questa evoluzione.

Nel corso del 2025 le Cep hanno accolto 3.624 persone provenienti da 89 Paesi diversi ed erogato oltre 110.000 prestazioni tra mensa, servizi di igiene personale, servizio sanitario e attività di ascolto e orientamento. Rispetto all’anno precedente, il numero delle persone accolte è leggermente aumentato, mentre il numero complessivo delle prestazioni ha registrato una lieve diminuzione.

Si tratta di un dato che invita a interrogarsi. Può suggerire la presenza di situazioni più intermittenti rispetto al passato, nelle quali le persone attraversano periodi di difficoltà senza necessariamente permanere a lungo all’interno dei servizi.

L’esperienza quotidiana mostra infatti una pluralità di situazioni molto diverse tra loro. Accanto a persone che vivono condizioni di povertà cronica e persistente si incontrano persone che alternano periodi di autonomia e momenti di fragilità. Alcune riescono a mantenere un equilibrio fino a quando interviene la perdita del lavoro, un problema di salute, una separazione o una difficoltà abitativa. Altre dispongono di competenze e capacità che consentono loro di ripartire dopo una fase critica, salvo poi trovarsi nuovamente esposte a condizioni di vulnerabilità.

Anche la crescente varietà delle storie incontrate contribuisce a rendere più complessa la lettura del fenomeno. Le persone accolte portano con sé percorsi migratori differenti, modelli familiari diversi, esperienze lavorative eterogenee e riferimenti culturali molteplici. Questa pluralità rappresenta una ricchezza e richiede la capacità di osservare la realtà senza affidarsi a schemi troppo rigidi.

Imparare a leggere il presente

Forse la povertà conserva molti dei suoi volti più conosciuti. Le forme tradizionali dell’esclusione restano presenti e richiedono risposte concrete e immediate.

Accanto a queste, emergono percorsi di vulnerabilità più mobili, instabili e difficili da interpretare. Situazioni nelle quali lavoro, salute, casa, relazioni e accesso ai diritti si influenzano reciprocamente e contribuiscono a determinare il benessere o la fragilità delle persone.

Comprendere questi cambiamenti rappresenta una sfida importante per chi opera nel sociale, ma anche per l’intera comunità. Prima ancora di costruire nuove risposte, occorre sviluppare strumenti di lettura capaci di cogliere la complessità del presente.

Ogni epoca produce forme specifiche di vulnerabilità. Riconoscerle, comprenderle e interpretarle con attenzione rappresenta il primo passo per costruire percorsi di accompagnamento realmente efficaci e comunità capaci di includere, sostenere e generare opportunità.

Fonti

  • ISTAT, La povertà in Italia – anno 2024
  • Caritas Italiana, Rapporto Povertà 2025
  • ASviS, Rapporto sullo sviluppo sostenibile 2025
  • Eurostat, indicatori su rischio di povertà ed esclusione sociale