Quando il volontariato incontra il proprio lavoro

Ogni tanto accade che due mondi, apparentemente distinti, si incontrino in modo del tutto inatteso.

È successo durante l’ultima Maratona dles Dolomites, una delle manifestazioni ciclistiche più conosciute d’Europa. Tra i progetti sostenuti dal Charity Program dell’edizione 2026 c’erano anche le Cucine Economiche Popolari. Per pochi minuti le immagini delle Cep sono entrate nella diretta televisiva nazionale, permettendo a migliaia di persone di conoscere una realtà che ogni giorno opera accanto a chi vive situazioni di fragilità.

A raccontare ciò che è accaduto dietro le quinte è stata Giuliana Valerio, nostra volontaria, in un articolo pubblicato da chesport.info. Il suo sguardo, però, non si è fermato all’organizzazione della manifestazione o alla complessità della produzione televisiva. Ha scelto invece di seguire una storia particolare: quella di Lisi, che si è occupata di video e mixer della diretta della Maratona e, allo stesso tempo, volontaria delle Cucine Economiche Popolari.

Un’immagine che cambia significato

Chi lavora in una regia televisiva è abituato a osservare decine di immagini contemporaneamente. Ogni inquadratura richiede attenzione, rapidità e precisione. Sul monitor scorrono paesaggi, atleti, pubblico, collegamenti, contributi video. Tutto deve trovare il momento giusto per andare in onda.

Quel giorno, tra le immagini previste dalla scaletta, sono comparse anche quelle dedicate alle Cep.

Per il pubblico è stato uno dei tanti servizi inseriti all’interno della diretta. Per Lisi, invece, quelle immagini avevano un significato diverso.

Come racconta nell’articolo di Giuliana:

«Ho scoperto pochi giorni prima della gara che tra le associazioni beneficiarie c’erano le Cucine Economiche Popolari. Faccio volontariato alle CEP da diversi anni e credo profondamente nel loro lavoro. Durante la diretta abbiamo mandato il video istituzionale che racconta la loro attività e, mentre ero al mixer, per me è stata un’emozione fortissima: facce, mani, gesti e ambienti che frequento abitualmente.»

In quel momento il lavoro e il volontariato hanno smesso di essere due esperienze separate. Si sono ritrovati nello stesso luogo, nello stesso istante.

Le storie che continuano fuori dalle Cep

Chi presta servizio come volontario porta con sé qualcosa che va oltre il turno svolto o il tempo dedicato. Le persone incontrate, le relazioni costruite e le esperienze vissute continuano spesso ad accompagnare anche altri momenti della vita.

L’articolo di Giuliana racconta proprio questo, senza bisogno di enfatizzarlo. Mostra come un’esperienza di volontariato possa riaffiorare in un contesto completamente diverso, trovando spazio dentro il proprio lavoro quotidiano.

È un dettaglio apparentemente piccolo, ma dice qualcosa anche delle Cep. Ogni giorno centinaia di volontari entrano nelle nostre sale, nei servizi sanitari, negli spazi dell’accoglienza. Terminato il servizio, tornano alle loro professioni, alle loro famiglie, ai loro impegni. Eppure ciò che hanno vissuto continua, in modi spesso imprevedibili, ad accompagnare il loro sguardo.

Non si tratta di gesti straordinari. Più semplicemente, alcune esperienze finiscono per diventare parte della propria storia.

Un racconto che abbiamo voluto condividere

Abbiamo scelto di riprendere questa vicenda non tanto per tornare sulla Maratona dles Dolomites, quanto perché ci è sembrata capace di raccontare un aspetto del volontariato che raramente trova spazio.

Siamo grati a Giuliana Valerio per aver colto questa sfumatura e averla trasformata in un racconto delicato, capace di guardare oltre l’evento sportivo.

Nelle ultime righe del suo articolo scrive:

«Per Lisi la Maratona delle Dolomiti si è conclusa come era iniziata: davanti a un mixer video. Con una differenza rispetto a tante altre dirette. Questa volta, tra i segnali da gestire e le immagini da mandare in onda, c’era anche una parte della sua vita da volontaria.»

Forse è proprio questa l’immagine che ci è rimasta dentro. Perché ricorda che il volontariato non vive soltanto nei luoghi in cui viene svolto. A volte continua a parlare anche altrove, intrecciandosi con il lavoro, le competenze e le storie personali di chi lo vive.