Le Cucine Economiche Popolari di Padova ogni giorno accolgono persone affaticate dalla vita. Tanti di noi hanno vissuto, o vivono ancora oggi, momenti di fatica esistenziale che chiedono di mettere in gioco le nostre risorse: alcune volte solo per stare a galla, altre per trovare strade e uscire da una situazione di criticità. È esperienza comune che le situazioni difficili possano essere superate non da soli, ma insieme a qualcuno che ci conosce e riconosce in noi la forza di vivere in piedi.
Tante, troppe persone che entrano alle Cucine non possono contare su una rete amicale; per questo vivono questo spazio non solo come un posto dove mangiare, lavarsi, vestirsi e curarsi, ma soprattutto come il luogo del cuore. Un posto dove sanno di essere non solo visti, ma anche guardati, certi che il loro vissuto importi a qualcuno.
Sappiamo che il desiderio di essere guardati non va in ferie: ogni giorno dell’anno il nostro cuore necessita di essere alimentato da relazioni che infondano fiducia. Ci sono però dei periodi dell’anno più faticosi di altri, e tra questi c’è sicuramente l’estate.
Vivere a Padova d’estate è difficile a causa dell’alto tasso di umidità. Alcuni giorni hai la sensazione di non riuscire a respirare: si forma una cappa che soffoca e ogni piccolo movimento impregna i vestiti e il corpo di sudore. Quando non hai una casa, non hai un posto dove trovare ristoro e il tuo corpo ti chiede pietà.
Consapevoli delle fatiche che vivono i senza dimora, le Cucine Economiche Popolari, da sempre, scelgono di tenere le loro porte aperte tutto l’anno, per dare un po’ di sollievo a chi non ne trova altrove. Durante il periodo invernale offrono, oltre a un pasto caldo a pranzo e a cena, una bevanda calda al mattino, nella speranza che riscaldi non solo il corpo ma anche il cuore di chi ha passato la notte al freddo. Durante l’estate, offrono un luogo fresco a chi sta combattendo con l’umidità che toglie il respiro e con le zanzare.
Siamo abituati a sentir parlare di “emergenza freddo”, ma credo che dovremmo far entrare nel nostro vocabolario anche l’espressione “emergenza caldo”, che ci chiede gesti di cura verso chi vive in strada.
La vita di strada è difficile perché ti costringe a essere in balia degli eventi: non hai un luogo dove ripararti né quando fa freddo, né quando fa caldo. Raramente si tratta di una scelta, il più delle volte è il frutto di un’ingiustizia sociale. Davanti a questo non possiamo semplicemente stare a guardare, ma dobbiamo chiederci: “Io cosa posso fare?”.
Tutti abbiamo la possibilità di fare qualcosa: approfondire in modo critico il tema dei senza dimora, regalare un sorriso a chi non incrocia sguardi gentili ma solo indifferenza o giudizio, oppure aiutare – donando tempo o denaro – chi si occupa quotidianamente di loro. Si può fare questo e tanto altro; l’importante è non restare immobili.
Felice estate a tutte e a tutti.