In Miriade risolviamo problemi complessi, disegniamo architetture tecnologiche e gestiamo i flussi di dati. Ma ci sono sfide che non si affrontano davanti a uno schermo e lezioni che non si imparano su un manuale tecnico.
Recentemente, abbiamo deciso di spostare il baricentro del nostro agire quotidiano verso un’esperienza di volontariato d’impresa e formazione presso le Cucine Economiche Popolari di Padova. Ciò che ne è scaturito è stato molto più di una giornata di beneficenza: è stata un’immersione profonda nell’empatia, nella gestione delle relazioni e nella crescita interiore.
Gestire il conflitto per generare valore
La nostra giornata è iniziata con una sessione formativa, dedicata alla gestione del conflitto.
Per un’azienda come la nostra, saper gestire il disaccordo non è solo una soft skill, ma una necessità strategica. Abbiamo riflettuto su come le parole possano costruire ponti o innalzare muri, e su quanto la capacità di ascolto sia il primo passo per risolvere qualsiasi criticità, tecnica o umana che sia. Questa formazione teorica è stata la bussola necessaria per affrontare la seconda parte della giornata, dove la teoria ha lasciato il posto alla realtà del servizio.
Il servizio: quando fare rete diventa essenziale
Dopo la formazione, l’attività si è spostata in cucina e in sala alle CEP. Qui il team ha gestito un flusso di lavoro frenetico: l’efficienza non era fatta di righe di codice, ma di piatti serviti e sguardi accolti.
Mettersi al servizio diretto delle Cucine ci ha richiesto una coordinazione immediata. Al di fuori del nostro core business, abbiamo riscoperto l’importanza di fare rete: in un ambiente nuovo e sfidante, l’unico modo per essere efficaci è stato affidarsi reciprocamente, comunicare con chiarezza e agire come un organismo unico.
Lezioni di comunità: la dignità del mutuo soccorso
L’impatto con la realtà quotidiana delle Cucine è stato rivelatore. Relazionarsi con chi frequenta la mensa ci ha mostrato da vicino la fragilità e il bisogno, ma anche la straordinaria potenza della gentilezza. È bastato un gesto di apertura o una parola di comprensione perché molte persone iniziassero a raccontarsi, condividendo pezzi di vita in pochi istanti.
Siamo profondamente colpiti dalla solidarietà che nasce proprio dove le risorse scarseggiano: abbiamo osservato persone in difficoltà, aiutare chi non parlava ancora la nostra lingua a farsi capire, in un circolo virtuoso di mutuo soccorso. Questo ci ha fatto riscoprire la nostra dimensione umana più pura e la necessità di confrontarci con bisogni reali, dove l’offerta non è solo sostanza — un pasto caldo — ma è “salvavita” soprattutto per il modo, dignitoso e attento, in cui viene proposta.
“È stata un’esperienza forte, intensa. La bellezza di quei momenti, l’energia che si respirava tra di noi e con le persone accolte dalla struttura, è qualcosa che resterà nel cuore di tutte e tutti per sempre.” — È questa la voce unanime che emerge dai racconti della comunità di Miriade.
Più che fare, essere: una crescita emotiva e strategica
Il valore che abbiamo tratto da questa esperienza va ben oltre il concetto di “donare il proprio tempo”. È stata una crescita personale e sociale che ha toccato corde emotive inaspettate. Abbiamo imparato che la solidarietà non è un atto unidirezionale, ma uno scambio che arricchisce profondamente chi lo compie.
Questa riflessione non è rimasta confinata alle mura delle Cucine Economiche Popolari. Una volta in ufficio, abbiamo guardato al nostro agire quotidiano e alla nostra proposta aziendale con occhi nuovi.
Perché tutto è connesso:
- la gestione del conflitto imparata la mattina diventa migliore gestione del cliente;
- l’efficienza nel servizio alla mensa diventa migliore gestione dei progetti;
- l’empatia verso “la vulnerabilità” diventa etica professionale e sensibilità verso le esigenze di partner, dipendenti e clienti.
Il valore di Miriade cresce insieme alla consapevolezza sociale di chi la vive ogni giorno. Partecipare attivamente alla vita sociale del territorio, come abbiamo fatto alle Cucine Economiche Popolari, ci ricorda che dietro ogni tecnologia deve esserci sempre un cuore pulsante e una visione etica. Torniamo alle nostre attività con una prospettiva nuova: la consapevolezza che l’eccellenza tecnologica trae la sua forza più autentica dalla nostra capacità di restare umani e vicini alle persone.