Leggere la povertà urbana attraverso i dati: il report statistico 2025 delle Cep

Nel 2025 le Cucine Economiche Popolari hanno proseguito e rafforzato il lavoro di raccolta sistematica dei dati relativi alle attività svolte durante l’anno. Questo monitoraggio rappresenta una dimensione sempre più centrale del lavoro della Fondazione: i numeri non hanno soltanto una funzione rendicontativa, ma permettono di osservare con maggiore precisione i bisogni che attraversano la città e di orientare le scelte future sulla base di evidenze concrete.

L’analisi si basa sui dati registrati nel gestionale Ospoweb, che raccoglie informazioni anagrafiche e prestazioni erogate. Questo consente di distinguere tra il numero di persone accolte e la pressione reale esercitata sul sistema dei servizi, offrendo uno sguardo più completo sul funzionamento quotidiano delle Cep. Il report assume quindi un duplice valore: da un lato documenta l’attività svolta, dall’altro restituisce una lettura delle trasformazioni della povertà urbana intercettate quotidianamente.

I dati raccolti raccontano molto più dell’attività di un servizio: offrono uno sguardo sulla città. L’aumento progressivo delle persone accolte negli ultimi anni conferma infatti la presenza di un bisogno che cresce nel tempo e che assume caratteristiche sempre più strutturali. Le Cucine Economiche Popolari si configurano così come un osservatorio privilegiato sulle dinamiche della fragilità urbana, capace di restituire segnali utili alla programmazione e alla riflessione sul futuro dei servizi di prossimità.

Le persone accolte e il carico operativo

Nel corso del 2025 le Cucine Economiche Popolari hanno accolto 3.624 persone diverse, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti (+2,4% sul 2024, +6,5% sul 2023, +19,4% sul 2022). L’andamento mensile delle presenze mostra una domanda costante durante tutto l’anno, con un incremento progressivo nel trimestre autunnale e livelli elevati che si mantengono fino alla fine dell’anno. Questa continuità suggerisce una lettura chiara: il bisogno intercettato non ha carattere episodico, ma si presenta come stabile e prevedibile.

Le persone accolte provengono da 93 Paesi diversi, confermando l’elevata eterogeneità della popolazione che frequenta i servizi. La composizione per genere evidenzia una prevalenza maschile significativa (79,2%), mentre l’età media si colloca nella piena età adulta. La componente italiana rappresenta una quota minoritaria ma con caratteristiche specifiche: età mediamente più elevata e percorsi di fragilità spesso più radicati nel tempo.

Le condizioni sociali delle persone accolte delineano un quadro di vulnerabilità diffusa: circa il 60% vive una condizione di senza dimora, oltre il 70% risulta disoccupato e una quota significativa si trova in situazione amministrativa instabile. Povertà abitativa, precarietà lavorativa e fragilità giuridica raramente si presentano isolate: tendono a sovrapporsi e rafforzarsi reciprocamente, rendendo più complessi i percorsi di uscita dalla marginalità.

Nel 2025 sono stati registrati 1.273 nuovi ingressi, segnale della capacità del sistema di intercettare nuove situazioni di fragilità. Accanto a questi ingressi, una parte consistente dell’utenza è costituita da persone già note ai servizi, che continuano a frequentarli nel tempo. La povertà urbana si muove così tra due dimensioni: situazioni temporanee e percorsi di lunga durata. Le Cep incontrano entrambe queste realtà ogni giorno.

Il carico operativo restituisce con chiarezza questa complessità: nel 2025 sono state registrate 110.180 prestazioni complessive, pari a una media di circa 30 prestazioni per persona. Le modalità di utilizzo si distribuiscono tra accessi episodici, utilizzi intermittenti e percorsi continuativi, evidenziando come la pressione sui servizi dipenda sia dal numero di persone sia dalla durata dei percorsi.

I servizi come osservatorio delle trasformazioni sociali

L’analisi delle prestazioni erogate permette di osservare con maggiore precisione l’intensità dei bisogni. Oltre l’80% delle prestazioni riguarda bisogni essenziali: alimentazione, igiene personale, cura degli indumenti, accesso alla comunicazione e alla salute. La mensa resta il servizio più esteso, con oltre 83.000 pasti erogati nel corso dell’anno, seguita dalla ricarica dei telefoni cellulari, dal servizio docce e dal servizio sanitario. Accanto a questi, il sistema dei servizi include lavanderia, distribuzione vestiario, fermo posta e attività di ascolto e orientamento.

Questi servizi rappresentano molto più di interventi materiali: costituiscono punti di accesso alla relazione e alla rete territoriale. Un pasto, una doccia, una visita sanitaria o un abito consegnato diventano spesso il primo passo per ristabilire un contatto e mantenere un legame con la comunità. Dietro ogni prestazione si collocano tempo, ascolto e relazioni, dimensioni che i numeri rendono visibili nella loro portata complessiva.

L’analisi comparata tra presenze e prestazioni evidenzia una chiave interpretativa centrale: una parte dell’utenza concentra una quota significativa del carico operativo attraverso un utilizzo continuativo dei servizi. Questo dato racconta la persistenza dei bisogni e la necessità di risposte stabili e continuative. I servizi diventano così indicatori di vulnerabilità e strumenti di osservazione delle trasformazioni sociali che attraversano la città.

È possibile scaricare l’intero report cliccando qui: Report statistico 2025.