Il 4 ottobre 2026 avrà un significato particolare. Per la prima volta, dopo l’entrata in vigore della legge approvata nell’ottobre 2025, la festa di san Francesco d’Assisi sarà anche festa nazionale. La scelta del Parlamento riguarda i valori che la sua figura continua a rappresentare: la legge richiama esplicitamente la pace, la fratellanza, la tutela dell’ambiente e la solidarietà.
La ricorrenza cade inoltre in un anno particolare. La sera del 3 ottobre 1226 Francesco moriva alla Porziuncola e nel 2026 ricorrono quindi ottocento anni dalla sua morte. Papa Leone XIV, aprendo l’anno centenario, ha richiamato soprattutto un messaggio che considera ancora profondamente attuale: quello della pace. Nel Testamento Francesco ricorda che gli era stato rivelato di salutare le persone con le parole «Il Signore ti dia pace»; ottocento anni dopo, Leone XIV ha ripreso proprio quel saluto di fronte a un tempo ancora segnato da conflitti e divisioni.
Per le Cucine Economiche Popolari questa ricorrenza ha anche una vicinanza particolare. Da oltre 140 anni le Suore Terziarie Francescane Elisabettine prestano servizio alle Cep e ancora oggi una loro comunità vi risiede e ne condivide la quotidianità. La spiritualità francescana appartiene quindi alla storia concreta di questo luogo e continua a incontrare forme di povertà e fragilità molto diverse da quelle conosciute da Francesco.
Ma c’è anche un’altra vicinanza. Le Cep sono attraversate ogni giorno da persone che arrivano da condizioni, esperienze e possibilità molto differenti. È proprio il tema dell’incontro, e della distanza che un incontro può ridurre, a offrire una delle chiavi più interessanti per rileggere oggi la figura di Francesco.
La distanza che Francesco ha dovuto attraversare
Quando Francesco, poco prima di morire, prova a riassumere nel Testamento l’inizio del proprio percorso, parte dall’incontro con i lebbrosi.
Lo fa senza abbellire ciò che aveva provato. Scrive che gli sembrava «cosa troppo amara vedere i lebbrosi» e racconta che proprio l’incontro con loro trasformò progressivamente quell’amarezza.
È un passaggio importante anche perché restituisce un Francesco molto vicino all’esperienza umana. Prima dell’incontro c’è una distanza. Ci sono persone che Francesco preferirebbe evitare e una condizione che provoca in lui rifiuto. L’incontro attraversa quella distanza e modifica il suo modo di guardare.
La conversione francescana, almeno nel modo in cui Francesco stesso sceglie di ricordarla alla fine della propria vita, passa dunque attraverso una relazione che cambia innanzitutto lui. Papa Francesco, commentando proprio questo brano del Testamento, sottolineava come Francesco venga condotto in un luogo nel quale inizialmente non avrebbe voluto andare e come da quell’esperienza nasca un cambiamento del suo sguardo.
È forse uno degli aspetti meno scontati della sua vicinanza ai poveri. Francesco non incontra semplicemente qualcuno al quale offrire qualcosa. Incontra persone che mettono in discussione la distanza dalla quale le aveva guardate.
Ottocento anni dopo, le condizioni sociali, culturali e storiche sono profondamente cambiate. Il tema della distanza, invece, continua ad appartenerci.
Può essere una distanza economica, sociale, culturale. Può nascere da esperienze di vita molto differenti, dalla possibilità di avere una casa o un lavoro, dalla disponibilità di risorse e relazioni sulle quali poter contare. E può essere anche la distanza, meno visibile, che separa vite che abitano la stessa città e raramente hanno occasione di incontrarsi.
È da questo punto di vista che la vicenda di Francesco può ancora offrire una chiave per leggere il presente: l’incontro con chi vive una condizione distante dalla nostra può cambiare anche il modo in cui guardiamo quella condizione e la persona che abbiamo davanti.
La povertà di Francesco e la povertà di chi non può sceglierla
C’è poi una differenza fondamentale da tenere presente quando avviciniamo Francesco alle forme contemporanee della povertà.
Francesco sceglie la povertà.
Nasce in una famiglia agiata e, nel corso della propria conversione, rinuncia progressivamente ai beni, alla posizione sociale e alle sicurezze che gli appartenevano. La sua è una scelta radicale, che modifica il rapporto con ciò che possiede e il posto che occupa rispetto agli altri.
Molte delle persone che oggi vivono una condizione di povertà compiono un’esperienza profondamente diversa.
Francesco può scegliere di diventare povero. Molte persone non possono scegliere di non esserlo.
Perdere un lavoro, non riuscire a sostenere un affitto, vivere senza una casa, non avere risorse sufficienti per affrontare una spesa imprevista o dipendere da altri per alcuni bisogni essenziali significa anche vedere restringersi il proprio spazio di autonomia e le possibilità tra le quali scegliere.
La povertà scelta da Francesco e la povertà subita sono quindi esperienze profondamente diverse. Ed è proprio questa differenza, più di una facile somiglianza, a rendere interessante Francesco per il nostro presente.
La sua scelta sposta infatti l’attenzione anche su chi povero non è. Interroga il rapporto con ciò che possediamo, con le sicurezze delle quali disponiamo e con la posizione che assumiamo davanti a chi vive possibilità molto diverse dalle nostre.
Da qui acquista un significato concreto anche la fraternità, uno dei valori che la nuova festa nazionale associa esplicitamente alla figura di Francesco. Persone con condizioni, risorse e responsabilità differenti possono riconoscersi dentro una relazione che conserva queste differenze e, allo stesso tempo, riduce la distanza.
Alle Cep questa diversità assume una forma quotidiana. Nello stesso luogo si incontrano persone che hanno bisogno di un pasto o di altri servizi, volontari che scelgono di mettere a disposizione il proprio tempo, operatori che vi lavorano, suore che hanno scelto una vita dedicata al servizio, persone che arrivano per conoscere una realtà diversa dalla propria o per svolgere un percorso formativo o riparativo. C’è chi alla fine della giornata torna nella propria casa e chi una casa non ce l’ha.
Sono condizioni molto diverse, che per qualche ora condividono uno stesso spazio e possono entrare in relazione.
È qui che l’esperienza di Francesco conserva forse una delle sue provocazioni più attuali: la sua scelta della povertà diventa anche una scelta di posizione e di vicinanza.
Ridurre la distanza
La presenza delle suore francescane elisabettine accompagna le Cep praticamente fin dall’inizio della loro storia. Dal 1883 il loro servizio ha attraversato trasformazioni profonde: sono cambiati i bisogni, le persone accolte, gli spazi e le modalità di intervento. Oggi quella stessa presenza si inserisce in un’organizzazione nella quale convivono professionalità, volontariato, servizi sociali e sanitari, attività educative e relazioni con molte realtà del territorio.
Il riferimento francescano vive quindi dentro condizioni molto diverse da quelle del passato. Rimane però quella scelta di prossimità che Francesco stesso colloca all’inizio della propria esperienza.
Ed è forse proprio la distanza tra povertà scelta e povertà subita a permetterci di coglierne oggi uno dei significati più concreti.
Chi vive una condizione di grave fragilità ha bisogno di possibilità reali: una casa, un reddito, un lavoro, cure accessibili, relazioni e strumenti per recuperare autonomia. Francesco, partendo da una condizione privilegiata, sceglie invece di rinunciare a una parte delle proprie possibilità e di avvicinarsi a persone dalle quali inizialmente si sentiva distante.
Ottocento anni dopo, queste due esperienze rimangono profondamente diverse. A metterle in relazione è la distanza che scegliamo di mantenere o di attraversare.
Forse è anche per questo che la figura di Francesco continua a parlare al presente. La sua storia non offre una lettura romantica della povertà: racconta piuttosto che l’incontro con chi vive ai margini può modificare la posizione dalla quale guardiamo gli altri e, qualche volta, anche noi stessi.
Il 4 ottobre 2026, nell’anno dell’ottavo centenario della sua morte, l’Italia torna a dedicargli una festa nazionale. Pace, fratellanza, solidarietà e cura del creato ne costituiscono la cornice.Ridurre la distanza può essere un modo concreto per cominciare a dare significato a quelle parole.