Sono volontaria delle Cucine Economiche Popolari dal novembre 2020. Attualmente svolgo il mio servizio nel guardaroba. D’inverno sono numerosi gli ospiti che chiedono abbigliamento caldo per poter affrontare le notti trascorse all’addiaccio: è confortante poter fare qualcosa per loro, ma allo stesso tempo è doloroso sapere di non poter risolvere fino in fondo questo problema.
Una mattina dello scorso dicembre mi ha telefonato suor Albina per informarmi che era arrivata una segnalazione riguardante un ragazzo tunisino, Mohamed, con residenza a Vigonza e un lavoro nei dintorni, che dormiva all’aperto perché non riusciva a trovare un alloggio.
Ho subito inviato una richiesta di aiuto a tutti i miei contatti. Alcuni hanno risposto dandomi indicazioni che ho provato a seguire, ma senza esito. Nel frattempo si erano perse le tracce di Mohamed, ma non nella mia mente.
Dopo qualche giorno, nel gruppo dell’associazione Vigonza Protagonista, Giorgio ha scritto che conoscevano Mohamed perché per un periodo era stato ospitato in un appartamento della parrocchia, gestito da una cooperativa, che offriva alloggio solo a chi era in attesa del permesso di soggiorno. Così si spiegava il motivo per cui lui avesse una residenza a Vigonza ma non un domicilio. Giorgio ci raccontava anche che Mohamed dormiva in una casa abbandonata, senza finestre, e che suo figlio Marco era andato a prenderlo perché aveva la febbre: lo aveva portato a casa sua, in attesa di trovare una soluzione più stabile.
A quel punto, anche se mi trovavo all’estero, ho ripreso la mia ricerca. Un’amica mi ha indirizzata all’associazione Il Portico di Dolo: Mohamed avrebbe però dovuto fare un passaggio con l’assistente sociale di Dolo e, in ogni caso, l’associazione segue solitamente molte situazioni. Eravamo inoltre nel pieno delle festività natalizie. Marco è comunque riuscito a ottenere un appuntamento abbastanza rapido con l’assistente sociale, ma alla fine non è stato più necessario, perché la vicenda ha preso un’altra direzione.
La stessa amica conosceva il presidente dell’associazione Il Portico, che mi ha dato il numero di telefono di don Doriano Carraro, un sacerdote nato ad Arino di Dolo ma presbitero nella diocesi di Siena, dove ha fondato la Casa della Speranza. Don Doriano mi ha raccontato che aveva da poco restaurato la casa dei suoi genitori ad Arino, che porterà lo stesso nome, Casa della Speranza, destinata proprio all’accoglienza di persone in difficoltà e migranti. Già ospita tre persone senza tetto. Don Doriano ha voluto conoscere Mohamed quella stessa sera e lo ha accolto immediatamente.
La gioia è stata grande, per me e per tutti quelli che si sono attivati per dare un tetto a Mohamed.
Qualche giorno fa siamo andati alla Casa della Speranza per conoscere Mohamed e don Doriano. Ci siamo resi conto che questo ragazzo non ha trovato solo una casa, ma anche persone che gli insegnano l’italiano, che si prendono cura delle sue fragilità, che lo aiutano a condividere in modo adeguato la gestione della vita in comune. Mohamed è un operaio specializzato, un saldatore apprezzato dal suo datore di lavoro. Don Doriano ha parlato con lui e c’è l’intenzione di assumerlo a tempo indeterminato, se nel tempo il suo comportamento si dimostrerà affidabile.
Attraverso Mohamed ho conosciuto persone generose e disponibili, e ho imparato a non desistere, ad avere fiducia: tanti cuori accesi insieme, per uno stesso scopo, sanno dare più luce e più calore.
Doretta Pontara