Un presidio sanitario di prossimità tra diritto, cura e responsabilità pubblica

Garantire il diritto alla salute nelle condizioni di marginalità sociale significa confrontarsi con una distanza concreta tra principi e possibilità reali. Le persone che vivono instabilità abitativa, precarietà lavorativa, fragilità amministrativa o isolamento relazionale presentano un rischio sanitario più elevato rispetto alla popolazione generale. Non si tratta soltanto di una maggiore esposizione a patologie, ma soprattutto di difficoltà strutturali nell’accesso alle cure, nella continuità terapeutica e nell’orientamento all’interno del sistema sanitario. Il diritto alla salute, pur formalmente garantito, diventa difficile da esercitare quando mancano dispositivi capaci di ridurre la distanza tra bisogni e servizi.

Dentro questa frattura si colloca il Servizio sanitario delle Cucine Economiche Popolari: un presidio di prossimità che opera in convenzione con l’ULSS 6 Euganea e che svolge una funzione integrata di cura, orientamento e accompagnamento sanitario, capace di intercettare fragilità e favorire percorsi di continuità assistenziale.

Nel 2025 il servizio ha garantito 2.738 prestazioni sanitarie, di cui 1.626 mediche e 1.112 infermieristiche, prendendo in carico 656 persone. L’andamento mensile stabile lungo tutto l’anno, anche nei periodi estivi, evidenzia un bisogno continuo e strutturale. La stabilità del presidio diventa un riferimento per persone che vivono condizioni di forte instabilità.

Il profilo delle persone assistite restituisce con chiarezza l’intreccio tra vulnerabilità sociale e rischio sanitario: oltre due terzi risultano privi di dimora stabile, circa tre quarti si trovano in condizione di disoccupazione, una quota significativa presenta situazioni amministrative irregolari o in attesa di definizione. Dal punto di vista clinico emergono contemporaneamente patologie croniche e bisogni acuti: malattie cardiovascolari, respiratorie, osteo-muscolari, fragilità legate alla salute mentale, infezioni, problematiche cutanee e dentali.

Questi dati raccontano una realtà precisa: senza presidi di prossimità, molte di queste persone resterebbero fuori dai percorsi di cura.

Come funziona un presidio sanitario di prossimità

L’attività sanitaria integra visite di medicina generale, consulenze specialistiche, monitoraggio delle patologie croniche, medicazioni, gestione delle terapie e orientamento verso i servizi territoriali. Un elemento centrale è la continuità assistenziale: numerose persone necessitano di controlli ripetuti nel tempo e di accompagnamento nei percorsi specialistici.

Nel 2025 sono stati registrati 154 invii verso il sistema sanitario pubblico: visite specialistiche, accertamenti diagnostici, prescrizioni, attivazione di esenzioni e tessere sanitarie. Il servizio svolge quindi una funzione di ponte tra prossimità e sistema sanitario territoriale, riducendo barriere burocratiche e amministrative.

Un capitolo fondamentale riguarda l’accesso ai farmaci. Nel corso dell’anno sono state distribuite 10.870 confezioni, con una media di 16,6 per persona. Il valore economico stimato dei medicinali supera gli 81.000 euro. Senza questo supporto, molte terapie continuative risulterebbero insostenibili.

L’approvvigionamento avviene attraverso un sistema integrato che coinvolge Banco Farmaceutico – attraverso la Giornata di Raccolta del Farmaco, il Recupero Farmaci Validi, le donazioni aziendali – e la collaborazione con ULSS 6. Si tratta di una rete che rende possibile la continuità terapeutica.

Il servizio è reso possibile da una équipe multidisciplinare composta da 16 medici volontari, 9 infermieri e 2 farmaciste. Le competenze spaziano dalla medicina interna alla psichiatria, dalla cardiologia alla ginecologia, dalle malattie infettive all’ortopedia. La multidisciplinarità consente un inquadramento clinico coerente con la complessità dei bisogni.

Il contributo volontario rappresenta una leva decisiva di sostenibilità. La valorizzazione economica del lavoro sanitario volontario supera i 38.000 euro annui, a fronte di costi diretti di gestione pari a circa 20.000 euro. Il servizio si regge su un equilibrio tra risorse limitate e capitale umano altamente qualificato.

Il valore generato

Nel 2025 è stato avviato un percorso strutturato di valutazione che affianca ai dati di attività l’analisi dell’esperienza vissuta da utenti e professionisti.

I risultati mostrano con chiarezza il valore percepito del servizio. Tutti gli utenti intervistati ritengono che la propria situazione sanitaria sarebbe peggiore in assenza del presidio. Oltre l’80% riferisce maggiore tranquillità dopo la visita e cambiamenti nei comportamenti di salute.

Il personale sanitario evidenzia collaborazione interna, utilità clinica e qualità relazionale come elementi distintivi, indicando come ambiti di sviluppo gli spazi, le dotazioni e il confronto sui casi complessi.

La valutazione restituisce un dato decisivo: l’impatto del servizio si colloca all’incrocio tra cura clinica, relazione e orientamento istituzionale.

Il trasferimento nella nuova sede presso il Tempio della Pace rappresenta un passaggio importante per il futuro. Spazi più adeguati permetteranno maggiore riservatezza, migliore organizzazione e nuove possibilità di sviluppo.


Descrivere dati, attività e risultati significa rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe frammentato: il volume delle prestazioni, il valore economico generato, la funzione di ponte istituzionale, la qualità relazionale, l’impatto percepito.

Garantire salute nella fragilità significa tradurre un diritto formale in possibilità concreta. Significa costruire dispositivi di prossimità capaci di ridurre le barriere, accompagnare nei percorsi di cura e rafforzare la continuità assistenziale.

In un contesto urbano in cui le vulnerabilità sanitarie si intrecciano con fragilità sociali, un presidio di prossimità diventa una componente strutturale della coesione sociale e della tutela della salute pubblica. Per chi desidera approfondire dati, metodologia e risultati, il documento completo è disponibile qui: relazione Servizio sanitario 2025.