Che cosa rende davvero efficace un gruppo di lavoro?
Le competenze tecniche sono fondamentali, ma ogni organizzazione sa quanto contino anche la capacità di ascoltarsi, affrontare un conflitto o costruire rapporti di fiducia. Sono dimensioni che attraversano il lavoro quotidiano e che spesso incidono sulla qualità delle relazioni molto più di quanto si immagini.
Per questo negli ultimi anni molte imprese hanno iniziato a investire con maggiore attenzione nello sviluppo delle competenze relazionali dei propri collaboratori. Le Cucine Economiche Popolari propongono un modo particolare di farlo: uscire, anche solo per una giornata, dall’ambiente di lavoro e vivere un’esperienza concreta in un contesto dove le relazioni rappresentano il cuore dell’attività quotidiana.
Con l’autunno riparte il Volontariato Formativo d’Impresa, un percorso che accompagna piccoli gruppi di lavoratori dentro la vita delle Cep. La giornata si apre con una riflessione dedicata alla comunicazione e alla gestione del conflitto, prosegue nel servizio accanto agli operatori e ai volontari, continua nel pranzo condiviso con gli ospiti e si conclude con una rielaborazione dell’esperienza vissuta.
Le diverse fasi si richiamano continuamente: ciò che emerge durante la formazione trova riscontro nel servizio e ritorna nella riflessione finale, permettendo ai partecipanti di osservare con maggiore consapevolezza il proprio modo di stare nelle relazioni.
Il progetto si svolge ogni anno tra l’autunno e la primavera, mentre nei mesi estivi gli spazi educativi delle Cep sono dedicati prevalentemente agli studenti impegnati nei percorsi di Formazione Scuola-Lavoro. Due proposte differenti, accomunate dalla stessa intuizione: alcune competenze maturano soprattutto quando vengono vissute.
Le Cucine come luogo di apprendimento
Tra settembre 2025 e maggio 2026 il Volontariato Formativo d’Impresa ha coinvolto 188 partecipanti, distribuiti in 35 giornate, appartenenti a 10 aziende del territorio: Banca Adria Colli Euganei, Miriade, Bisson Auto, Confartigianato Imprese Padova, ARD Raccanello, Fratelli Calegaro, Pimas, ANCE Padova, FENEALUIL e Fattore Srl.
I partecipanti ricoprono ruoli molto diversi. Per alcune ore, però, le differenze professionali lasciano spazio a un’esperienza condivisa: tutti indossano lo stesso grembiule, collaborano nella preparazione e nella distribuzione dei pasti, lavorano accanto agli operatori e ai volontari delle Cep e condividono il pranzo con gli ospiti.
È proprio questo cambiamento di prospettiva uno degli elementi più significativi del percorso.
Circa sei partecipanti su dieci dichiarano infatti di non conoscere le Cucine Economiche Popolari prima dell’esperienza, mentre quasi nove su dieci vi entrano fisicamente per la prima volta. Per molti, quindi, la giornata rappresenta il primo contatto diretto con una realtà conosciuta soltanto attraverso immagini, racconti o luoghi comuni.
L’incontro con le persone accolte, il clima che si respira durante il servizio e l’organizzazione stessa delle Cep modificano rapidamente questa percezione.
Un partecipante scrive:
«Mi aspettavo un luogo dove si distribuiscono pasti. Ho scoperto una realtà che accoglie le persone con attenzione, rispetto e dignità.»
Questa osservazione ritorna, con parole diverse, in molte risposte aperte. L’esperienza permette di andare oltre rappresentazioni astratte della povertà e di scoprire un luogo nel quale accoglienza, organizzazione e relazioni procedono insieme.
Relazioni che diventano competenze
Le valutazioni raccolte al termine delle giornate restituiscono un quadro estremamente coerente.
Quasi tutti i partecipanti definiscono l’esperienza positiva o molto positiva. Ancora più significativo è ciò che dichiarano di avere imparato.
Le competenze maggiormente indicate sono comprendere meglio gli altri e lavorare in squadra. Seguono la capacità di comunicare in modo efficace, gestire le emozioni e affrontare situazioni nuove.
È un risultato che colpisce, perché le competenze che emergono con maggiore forza non riguardano aspetti specialistici, ma il modo in cui le persone si relazionano tra loro.
Durante la giornata alle Cep nessuna dinamica è costruita artificialmente. Il servizio richiede di organizzarsi rapidamente, coordinarsi con persone appena conosciute e affrontare insieme gli imprevisti. Situazioni che appartengono anche alla quotidianità di qualsiasi organizzazione e che qui diventano particolarmente visibili.
Come osserva un partecipante:
«Pensavo di offrire qualche ora del mio tempo. Mi sono accorto di aver ricevuto molto di più di quanto immaginassi.»
Molte testimonianze richiamano anche un altro elemento. Colpiscono il modo in cui vengono affrontate situazioni complesse, la collaborazione tra operatori e volontari e la naturale attenzione riservata a ogni persona.
Questa esperienza diventa così uno specchio nel quale rileggere anche il proprio modo di lavorare. Le dinamiche vissute durante il servizio richiamano infatti situazioni presenti in ogni ambiente professionale: costruire fiducia, affrontare un conflitto, collaborare con persone diverse mantenendo il gruppo orientato verso un obiettivo comune.
È probabilmente qui che si coglie il valore più originale del percorso. Le competenze relazionali vengono allenate dentro un’esperienza autentica, dove la teoria incontra immediatamente la pratica e ciò che si vive durante la giornata continua a produrre effetti anche una volta rientrati in azienda.
Un incontro che continua
Negli anni il Volontariato Formativo d’Impresa è diventato un punto di incontro stabile tra il mondo delle imprese e quello dell’accoglienza.
Per alcune aziende la giornata alle Cep ha rappresentato l’inizio di collaborazioni più ampie, proseguite attraverso nuovi progetti e iniziative condivise. Un segnale che racconta come un’esperienza vissuta insieme possa trasformarsi nel tempo in una relazione di fiducia.
Con la ripresa delle attività autunnali le Cucine Economiche Popolari tornano quindi ad accogliere nuovi gruppi di lavoratori, continuando a proporre un percorso nel quale formazione e servizio si intrecciano.
Perché il modo di lavorare passa anche dal modo di stare nelle relazioni. E alcune competenze si comprendono davvero soltanto quando la realtà offre l’occasione di viverle.
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