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Intervista a Don Luca Facco

Con il mese di ottobre termina il mandato del primo consiglio di amministrazione della Fondazione Nervo Pasini, nata per iniziativa del vescovo Claudio Cipolla nel giorno del Corpus Domini nel 2017, nell’ambito del percorso da lui varato con i “cantieri di carità e giustizia”. Tre dei nove consiglieri sono nominati dall’assemblea delle realtà ecclesiali, espressione della volontà di coinvolgere tutte le parrocchie della città. «La Fondazione è stata voluta dal vescovo per sostenere le Cucine Economiche Popolari nella gestione di tutti gli aspetti operativi e di governance indispensabili alla prosecuzione di un prezioso servizio, iniziato alla fine dell’800 e adeguato a tutti i bisogni di oggi. Voglio ringraziare il consiglio di amministrazione uscente per il lavoro fatto e dare il benvenuto a quello nuovo», dice il presidente della Fondazione don Luca Facco.

Se oggi guardiamo il disagio e la povertà con occhi diversi, lo dobbiamo anche all’opera di monsignor Giovanni Nervo, alla quale la Fondazione si ispira. La Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, il 17 ottobre, è un’occasione per una riflessione su questo tema. In che modo?

«I modelli e gli approcci verso la povertà e verso le persone che la stanno vivendo vanno continuamente rinnovati. Non bisogna dare per scontata la presenza della povertà, che non è strutturale, ma è legata a determinate circostanze. Come si entra nella povertà, così è possibile uscirne. La povertà non è solo economica. Può essere relazionale, educativa, culturale. Don Giovanni Nervo ha dato valore al tema del volontariato sottolineando che non è di alcuni, ma di tutti i cittadini. Ogni cittadino è chiamato a non delegare, ma a fare la propria parte. Nel quartiere, nel condominio, in un’associazione, all’interno delle istituzioni. C’è uno scambio, una reciprocità, dove nessuno sta sopra e nessuno sta sotto, dove tutti danno e tutti prendono qualcosa. In questo, don Giovanni Nervo invitava a seguire la Costituzione italiana e il Vangelo».

Anche il binomio carità e giustizia è ispirato all’insegnamento di monsignor Nervo.

«La giustizia è sempre il punto di partenza. Ogni rapporto dev’essere di giustizia. La base è il riconoscimento dei diritti di tutti. La carità è la casa che si costruisce sopra queste fondamenta. E’ importante che ci sia una distinzione. La carità è un di più di più di stile, di modo».

Dal suo punto di vista come presidente della Fondazione Nervo Pasini, quali ritiene siano le cause della povertà?

«Le cause sono legate a diversi fattori: al venire meno del lavoro, a una separazione, alla perdita della casa o a problemi di salute. Se questi fattori coincidono si arriva alla povertà estrema, quella delle persone senza dimora. E’ una povertà molto concreta, ma se le persone vengono intercettate e accompagnate possono uscire da questa condizione. A volte la povertà è causata dalla fragilità. Ci sono persone che perdono fiducia in se stesse, a causa del fallimento di un progetto di vita. Bisogna ascoltarle e accompagnarle verso il recupero di questa fiducia. E poi c’è la fragilità relazionale. Ciò che aiuta una persona a riemergere sono le reti relazionali e questo ci dice quanto è importante per tutti noi investire sul capitale sociale che sono le relazioni: di fiducia, di scambio, con i familiari, i vicini, la comunità. Questo aiuta ad affrontare anche la condizione di povertà. Se si affronta un momento di crisi in solitudine tutto si complica».

Dall’enciclica Evangelii Gaudium la chiesa di papa Francesco è diventata sempre di più chiesa dei poveri. Quali sono le prospettive di questa evoluzione?

«Il papa ci sta spingendo a vivere un vangelo incarnato. Un Vangelo di liberazione, accompagnamento e fiducia. L’incontro con le persone aiuta a leggere il Vangelo. Credo che papa Francesco ci inviti a non lasciare sole le persone nel momento di fragilità e a vedere davanti a noi non tanto i poveri, quanto le persone, nella loro complessità».

Madina Fabretto tratto da La difesa del popolo